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Brescia
di ROMANO GUATTA CALDINI 12 apr 10:45

Non è solo una questione di peso

L'insorgere sempre più frequente nei bambini di disturbi del comportamento alimentare hanno spinto un il Centro famiglia diocesano, diretto da don Giorgio Comini, ad attivare un nuovo servizio. Sarah Viola, responsabile dell’équipe di via Schivardi: “I segnali di un disagio psicologico legato al cibo, nei bimbi, possono sfuggire”

I disturbi del comportamento alimentare (Dca) sono malattie complesse causate da un disagio psicologico ed emotivo. Stando alle ultime statistiche del Ministero della salute l’età di insorgenza dei disturbi si sta abbassando. Secondo le stime ufficiali, il 95,9% delle persone colpite dai disturbi alimentari sono donne. L’incidenza dell’anoressia nervosa è di almeno 8 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra le donne, mentre per gli uomini è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi. Invece, per quanto riguarda la bulimia ogni anno si registrano 12 nuovi casi per 100mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi tra gli uomini. In Italia sono ormai circa 3 milioni le persone affette da Dca, di cui i più conosciuti sono anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata. L’insorgere, sempre più frequente, di tali problematiche nei bambini ha spinto il Centro famiglia diocesano di via Schivardi, 58 a Brescia, diretto da don Giorgio, Comini (nella foto), ad attivare, dal marzo scorso, un nuovo servizio proprio dedicato ai più piccoli (dai 3 ai 16 anni). L’approccio adottato, di tipo sistemico familiare, è affidato a un’équipe multidiscliplare guidata dalla psichiatra e responsabile Sarah Viola. La difficoltà nel diagnosticare i disturbi in età pediatrica – spiega la terapeuta nell’intervista ospitata in questa pagina – è una delle principali problematiche. 

Nei bambini e negli adolescenti come si manifestano i disturbi del comportamento alimentare? Ci sono dei segnali che i genitori possono intercettare?

Nei bambini piccoli e in chi sta vivendo la prima adolescenza tali disturbi si manifestano allo stesso modo di quanto accade negli adulti, ma con una particolarità. Normalmente nel bambino il problema della nutrizione è ancora completamento gestito dalla madre che lo vede come un parametro di crescita. Per cui, il fatto che un bambino non mangi viene sempre interpretato da un punto di vista biologico, anatomico-funzionale. Si è spinti a pensare che sia inappetente perché è malato, non sta bene… Si cerca una causa organica. Al contrario, il bambino che mangia tanto di norma viene visto dalla mamma come un bambino sano, talvolta non ci si preoccupa dell’ingordigia del bambino. Una madre è spesso gratificata dal fatto che il figlio mangi tanto. Ecco perché i primi segnali di un disagio psicologico legato al cibo, nel bimbo piccolo, possono sfuggire. Viene data loro un’interpretazione scorretta. Nel bimbo come nell’adulto sia il rifiuto del cibo sia il ricorso in eccesso appartengono a una modalità psicologica di trasmissione. È molto facile sottodiagnosticare il disturbo del comportamento alimentare in età pediatrica.

Cosa c’è all’origine di tali patologie?

Spesso sussistono tensioni all’interno del contesto familiare. Pensiamo alle angosce separative, a quelle abbandoniche, a una conflittualità molto alta tra le figure di riferimento fondamentali. Possono essere presenti quadri di tipo depressivo. Un bambino che manifesta inclinazioni tendenti alla malinconia potrebbe esprimersi attraverso il ricorso al cibo a o al suo rifiuto.

In cosa si rischia di incorrere se il problema non viene affrontato per tempo?

Si va incontro alla conclamazione delle manifestazioni di bulimia e anoressia nervose. Molto spesso riscontriamo casi di obesità infantile. In Italia, come in tutti i Paesi industrializzati, sta diventando un problema importante. Il più delle volte non c’è una base organica: si tratta di un ricorso compulsivo e irrefrenabile al cibo.

Il nuovo servizio del Consultorio diocesano come si configura? È un unicum in Italia…

Mentre sono comunque poche le realtà dedicate all’anoressia e alla bulimia per gli adulti, un aspetto carente del nostro servizio sanitario, non esistono in Italia altri servizi pediatrici. Purtroppo, i bambini affetti da queste patologie, una volta diagnosticate, vengono ricoverati nelle neuropsichiatrie infantili… È un contesto di cura veramente poco adatto alla terapia dei disturbi del comportamento alimentare. In tal senso, il progetto di don Giorgio Comini, il direttore del Consultorio diocesano e del centro specialistico, è veramente rivoluzionario.

Come si accede al servizio?

Bisogna telefonare al Centro famiglia (030/396613 ndr), definendo la richiesta d’intervento per un disturbo del comportamento alimentare. Da qui in poi inizia il protocollo: c’è un primo incontro con il direttore, don Comini, che spiega il funzionamento del servizio. Segue la prima visita con me per capire gravità e tipologia del problema. Si passa poi alla fese organica, con la visita del medico internista e della dietologa. Dopo questi passaggi prende avvio il percorso terapeutico che non riguarderà solo il piccolo paziente, ma l’intero nucleo familiare. Verrà presa in carica tutta la famiglia che potrà usufruire di molteplici momenti terapeutici: per il minore, per i genitori, e per gruppi di padri e madri affinché possano capire il problema, le relative soluzioni come anche le misure preventive. Durante il percorso saranno offerti inoltre momenti ludici. Noi abbiamo una convenzione con un servizio di pet therapy, musico e arte-terapia.

Qual è la situazione nel Bresciano?

Brescia rientra nel campione nazionale, si parla del 10/15% d’incidenza dei disturbi del comportamento alimentare a livello della popolazione generale. È un dato allarmante e comunque sottostimato: la maggior parte dei casi non vengono nosograficamente identificati. Purtroppo c’è una grande difficoltà dei pazienti e delle famiglie a rivolgersi ai centri che si occupano di questo problema. A Brescia abbiamo la Neuropsichiatria infanzia e adolescenza degli Spedali Civili, non esiste nulla di specifico se non il Centro pilota regionale per i Disturbi del comportamento alimentare di Gussago, un centro residenziale, ma che non si rivolge all’età pediatrica.

Per quanto riguarda il convegno in programma il 17 maggio?

In quell’occasione, al centro Pastorale Paolo VI (dalle 17 alle 19 ndr), ci rivolgeremo agli operatori, ma sarà aperto al pubblico, pensiamo soprattutto ai genitori. Sarà l’occasione per presentare il nuovo servizio, ovviamente, ma al contempo avremo la possibilità di porre l’attenzione sullo strettissimo legame che intercorre fra la parola e il cibo: tratteremo principalmente il tema delle modalità comunicative esistenti all’interno delle famiglie, soprattutto a fronte delle materie affettive, e le conseguenze sul rapporto con il cibo.

ROMANO GUATTA CALDINI 12 apr 10:45