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Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 12 lug 2018 13:42

Tutto sulle pietre del Santangelo

Il 17 luglio la presentazione del volume di Valentino Volta sulla storia del palazzo che oggi ospita il Centro pastorale Paolo VI

“Le pietre del Santangelo” è il titolo dell’ultima di una lunga serie di fatiche editoriali che Valentino Volta ha dedicato alla storia dell’architettura nel Bresciano e a quei palazzi che ne rappresentano la storia.

Libri. “Di libri su Brescia e sui suoi più importanti edifici storici che la qualificano e la rappresentano tra le più belle città d’Italia – scrive Giovannimaria Seccamani Mazzoli, presidente della Fondazione Centro pastorale Paolo VI nelle primisse pagine del volume – ne sono stati realizzati molti. Mancava però un libro che presentasse nei suoi diversi aspetti architettonici, artistici e storici palazzo Santangelo che fu per molti anni una delle più insigni dimore nobiliari della città per poi divenire seminario diocesano e quindi sede del Centro pastorale”. La lacuna è oggi completata con l’opera realizzata da Valentino Volta che sarà ufficialmente presentata il 17 luglio prossimo alle 18 proprio al Centro pastorale Paolo VI.

Ricerca. Il lavoro di ricerca realizzato da Valentino Volta è miniuzioso e nelle 200 pagine del volume vengono dettagliamente presentate non solo le vicende che portarono all’edificazione del palazzo, ma anche il contesto storico e urbanistico in cui le famiglie nobiliari bresciane dell’epoca costruirono le loro dimore che, col passare dei secoli, sarebbero state unite per dare vita, appunto, a Palazzo Santangelo.

Le vicende di quello che oggi è conosciuto come il Centro pastorale Paolo VI, affondano le radici tra il XV e il XVI secolo quando quelli su cui oggi sorge il palazzo non erano che appezzamenti di territorio di pertinenza vescovile o di qualche altra istituzione religiosa. Solo con lo sviluppo successivo della città vennero conglobati entro le nuove mura orientali e meridionali assumendo la denominazione di Canton del Vescovo. E proprio il Canton del Vescovo venne progressivamente scelto da un numero sempre più consistente di famiglie patrizie bresciane come sede per le loro dimore. Dopo la metà del 1500 l’area venne scelta dal vescovo Bollani come zona in cui edificare, dopo la visita pastorale di San Carlo Borromeo, il primo seminario diocesano. A pochi metri di distanza, su quella che oggi è via Gezio Calini, il catasto dell’epoca riportava edificazioni appartenenti ai Luzzago e ai Maggi. Gli edifici di questi ultimi vengono acquistati intorno alla metà del 1600 dai Gambara che, qualche anno dopo, riuniscono la proprietà comprando anche dai Luzzago e riunendo, così, in un’unica proprietà quello che sarebbe poi diventato palazzo Santangelo.

Interventi. Come documenta nel volume Valentino Volta è con il 1700 che il palazzo comincia a conoscere quegli interventi che finiranno per dargli forme e aspetti ancora oggi visibili. È della seconda metà del XVIII secolo la bella facciata d’ingresso del Centro pastorale; più o meno dello stesso periodo sono i portici a nove crociere che si aprono dietro i portoni presenti in facciata. È invece del 1764 lo splendido scalone realizzato dall’arch. Antonio Marchetti. Dopo alterne vicissitudini, intorno alla metà del XIX secolo il palazzo viene acquistato dal vescovo Verzieri per ospitare il seminario, visto che i locali di quello voluto da mons. Bollani erano stati adibiti a ospedale militare. È negli anni di questa destinazione diocesana che il palazzo conosce le ultime edificazioni e quelle trasformazioni che l’hanno portato sino ai nostri giorni, con il completamento degli edifici, la realizzazione della chiesa e, nel 1930, del portico che la collega all’ingresso su via Calini. Con gli inizi degli anni Settanta del secolo scorso e il completamento della struttura del nuovo seminario in via Bollani, palazzo Santangelo perde la sua destinazione di luogo deputato alla formazione dei sacerdoti. Viene invece progressivamente concepito come sede delle attività pastorali che anche la Chiesa bresciana, sulla scia del Vaticano II, sta mettendo in campo. Con la morte del Papa bresciano nel 1978, palazzo Santangelo perde la denominazione originaria e per tutti diventa il Centro pastorale Paolo VI. Questo e molto altro ancora, però, si trova nelle pagine de “Le pietre del Santangelo” che meritano di essere lette con attenzione.

MASSIMO VENTURELLI 12 lug 2018 13:42