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Roma
di AGENSIR 01 mar 2016 00:00

Papa Francesco a Confindustria: no al profitto a tutti i costi

È stato un discorso ricco di inviti e di sottolineature per il primato dell'uomo sulle ragioni dell'impresa quello rivolto agli imprenditori che il 27 febbraio hanno celebrato il loro giubileo

“La vostra via maestra sia sempre la giustizia, che rifiuta le scorciatoie delle raccomandazioni e dei favoritismi, e le deviazioni pericolose della disonestà e dei facili compromessi”. È stato forse questo il passaggio più applaudito del discorso che papa Francesco ha rivolto il 27 febbraio agli imprenditori di Confindustria, riuniti in aula Paolo VI per la celebrazione del loro giubileo. A loro ha chiesto di “essere costruttori del bene comune e artefici di un nuovo umanesimo del lavoro”.

“Siete chiamati a tutelare la professionalità e, al tempo stesso, a prestare attenzione alle condizioni in cui il lavoro si attua, perché non abbiano a verificarsi incidenti e situazioni di disagio”, il monito di Francesco, per il quale “la legge suprema sia in tutto l’attenzione alla dignità dell’altro, valore assoluto e indisponibile”. “Sia questo orizzonte di altruismo a contraddistinguere il vostro impegno”, ha proseguito il Papa ricevendo un altro applauso al termine dell’appello: “Esso vi porterà a rifiutare categoricamente che la dignità della persona venga calpestata in nome di esigenze produttive, che mascherano miopie individualistiche, tristi egoismi e sete di guadagno”.

“Nel complesso mondo dell’impresa, fare insieme significa investire in progetti che sappiano coinvolgere soggetti spesso dimenticati o trascurati”. È l’ammonimento del Papa, che nel discorso alla Confindustria – un’altra prima volta di Francesco – ha esortato ad investire su famiglie, anziani “prigionieri della precarietà”.

Le prime ad essere citate dal Papa nel primo discorso alla Confindustria in 106 anni di attività sono le famiglie, “focolai di umanità, in cui l’esperienza del lavoro, il sacrificio che lo alimenta e i frutti che ne derivano trovano senso e valore”. “Insieme con le famiglie – ha proseguito Francesco – non possiamo dimenticare le categorie più deboli e marginalizzate, come gli anziani, che potrebbero ancora esprimere risorse ed energie per una collaborazione attiva, eppure vengono troppo spesso scartati come inutili e improduttivi”. E “che dire poi di tutti quei potenziali lavoratori, specialmente dei giovani, che, prigionieri della precarietà o di lunghi periodi di disoccupazione, non vengono interpellati da una richiesta di lavoro che dia loro, oltre a un onesto salario, anche quella dignità di cui a volte si sentono privati?”, l’appello del Papa.

“Il bene comune sia la bussola che orienta l’attività produttiva, perché cresca un’economia di tutti e per tutti”, che non sia “insensibile allo sguardo dei più bisognosi”, l’altro invito del Papa, che ha assicurato: “Essa è davvero possibile, a patto che la semplice proclamazione della libertà economica non prevalga sulla concreta libertà dell’uomo e sui suoi diritti, che il mercato non sia un assoluto, ma onori le esigenze della giustizia e, in ultima analisi, della dignità della persona”. “Perché non c’è libertà senza giustizia e non c’è giustizia senza il rispetto della dignità di ciascuno”, ha concluso il Papa tra gli applausi.
AGENSIR 01 mar 2016 00:00