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Roma
di AMEDEO LOMONACO (RADIO VATICANA) 18 ago 2015 00:00

Serve un piano Marshall per l'Africa

L''intervento di mons. Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes

Nel Mediterraneo, si susseguono le operazioni di soccorso per salvare i migranti partiti dalle coste del Nord Africa. Oltre 350 persone a bordo di un barcone in difficoltà, al largo della Calabria, sono state salvate grazie a un intervento reso particolarmente complesso dalle condizioni del mare. A Catania, è arrivata inoltre la nave norvegese con a bordo le salme di 49 immigrati e oltre 300 superstiti. Incontrando un gruppo di profughi presso il Seminario arcivescovile di Genova, il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Angelo Bagnasco, si è chiesto "se questi organismi internazionali come l'Onu in modo particolare, che raccoglie il potere politico ma anche il potere finanziario, hanno mai affrontato in modo serio e deciso questa tragedia umana".

Il Mediterraneo, divenuto il tratto di mare più pericoloso al mondo, continua a inghiottire vite umane. Uno degli ultimi barconi ad averlo solcato, con oltre 350 persone a bordo e un morto, è arrivato stamani in Calabria. Negli ultimi otto mesi, le vittime sono state oltre 2.300. Tra queste 49 persone morte a Ferragosto, per asfissia, nella stiva di una fatiscente imbarcazione. I sopravvissuti di quel naufragio sono sbarcati stamani in Sicilia.

In Grecia, navi e traghetti diventano centri di accoglienza per migliaia di rifugiati che, negli ultimi giorni, sono arrivati sull’isola di Kos. Ma il soccorso e l’accoglienza non sono le uniche, spesso fragili, risposte dell’Europa. Si costruiscono anche muri. Dopo quelli in Bulgaria e in Grecia, lungo la frontiera con la Turchia, anche l’Ungheria sta terminando la costruzione di una barriera al confine con la Serbia. L’enclave spagnola di Melilla, l’Eurotunnel della Manica e Ventimiglia sono ancora il limite da varcare per migliaia di disperati, gli ultimi lembi di terra da presidiare dalla polizia di frontiera.

L’Europa, per chi fugge da guerra è povertà, è un miraggio, una fortezza ma soprattutto una possibilità. L’unica speranza per chi, nonostante rischi e incertezze, cerca di salire su un barcone in partenza dalle coste del Nord Africa. Di fronte a tanta disperazione, la Chiesa è in prima linea nell’offrire assistenza e accoglienza. Un’esperienza lunga e quotidiana da cui nascono anche proposte per la gestione dei flussi degli immigrati. Mons. Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana:

Certamente, oggi occorre fare uno scatto in avanti nell’accoglienza dei richiedenti asilo, non solo in Italia ma anche nel contesto europeo. In Italia, noi abbiamo assistito sostanzialmente a un piano, tra governo, regioni e Comuni, che è stato disomogeneo, discontinuo. Ha avuto molte improvvisazioni e molte discrezionalità. E quindi, è importante che si riparta da questo piano perché anzitutto tutti i Comuni siano interessati all’accoglienza. Una seconda azione è certamente quella di una crescita di commissioni territoriali che possano esaminare le domande di protezione internazionale, perché oggi i tempi sono troppo lunghi: si va da un anno fino a due anni! Una terza azione è un impegno nel contesto europeo che sia un impegno di superare il Trattato di Dublino in modo tale che la libera circolazione dei rifugiati sia un elemento centrale nel contesto della nuova proposta di asilo europea.

Un contesto in cui la sinergia tra vari soggetti diventa determinante…

L’azione congiunta di tutti i soggetti – ecclesiali, sociali, di volontariato, i Comuni – potrebbe portare in Italia, con le risorse che il governo e anche l’Europa hanno messo in campo, a un banco di prova importantissimo per la tutela dell’asilo. Occorre continuare in questa direzione evitando che l’ideologia e lo sfruttamento anche di situazioni gravi che stanno avvenendo sul piano politico possano degenerare in una incapacità, poi, di affrontare un tema importante che è la tutela del diritto d’asilo.

Dunque, occorre concentrarsi sulle azioni, sulle soluzioni…

Senza polemiche sterili, ma guardando, mettendo al centro questo grande fenomeno di flussi di migranti e di persone che sta avvenendo e che sono in una situazione gravissima di disagio, che chiedono uno scatto di umanità e di responsabilità non solo dell’Italia ma anche dell’Europa, e una responsabilità diffusa: dal singolo cittadino al governo e al governo europeo. Una responsabilità che deve anche guardare oltre, pensando anche a fare in modo che accanto alla tutela del diritto d’asilo e del diritto di migrare ci sia anche la tutela del diritto di rimanere nella propria terra. E quindi è chiaro che oggi serva anche una grande azione diplomatica internazionale, perché si possa ripristinare una sicurezza nei Paesi da cui provengono molti dei migranti, e ci sia anche una grande azione di cooperazione internazionale. Abbiamo parlato più volte di un "Piano Marshall" per l’Africa che possa effettivamente dare gli strumenti necessari a questi Paesi, per uno sviluppo che è una delle categorie importanti su cui la Chiesa da sempre lavora, da quando Paolo VI ricordò che senza lo sviluppo la rabbia dei popoli si sarebbe rivoltata contro di noi. E questo fenomeno dei migranti è un po’ il frutto di questa rabbia di chi si vede tradito in un cammino che, invece, avrebbe dovuto vedere i popoli più ricchi al fianco dei popoli più poveri.
AMEDEO LOMONACO (RADIO VATICANA) 18 ago 2015 00:00