Abitare la speranza
Uno dei problemi delle città odierne è la “decontestualizzazione”. È tuttavia un problema più profondo, che non riguarda solo il governo del territorio. Bateson, con l’applicazione dei principi dell’ecologia ai sistemi di pensiero, analizza la decontestualizzazione nella comunicazione. Se la percezione avviene solo attraverso il confronto e il contesto, togliendo quest’ultimo l’informazione perde il suo valore vitale. Una riflessione che assume una connotazione particolare nell’era della digitalizzazione, che ci spinge a vivere in un eterno presente, a fronte del quale è difficile ristabilire una cronologia valoriale. Similmente la sociologia: il superamento del luogo fisico causato dai media elettronici, consente di partecipare a un evento o accedere a un’informazione senza essere fisicamente presente. In sostanza, il luogo non detta più le regole del comportamento, perché gli strumenti della comunicazione digitale hanno creato nuovi ambienti sociali virtuali.
Quali le conseguenze sulla conoscenza e tutela se il comportamento non è influenzato dal contesto reale? Il distacco dal luogo reale dove si forma la nostra personalità può creare un disinteresse che sfocia nella totale incuria, ma anche nel rifiuto del diverso e nella violenza. L’antropologia definisce poi il “nonluogo” come quell’ambito in cui siamo solo passeggeri, clienti o utenti, e dove non si dà interazione sociale profonda e organica. Bauman nel descrivere la modernità liquida, mette in guardia rispetto alle strutture sociali che si sciolgono, portando all’irrilevanza dei luoghi dell’incontro. Se la conversione, intesa anche in senso sociale, oltre che spirituale, portasse alla riscoperta dell’importanza dei luoghi dell’incontro? Se l’interazione tra le persone ritrovasse una nuova stagione, inventando luoghi nuovi, ma rompendo l’isolamento, forse potremmo ricostruire una società dove l’altro assume importanza in quanto posso riflettermi nel suo volto. Il volto bello dell’altro, che sia questa la scoperta che ci è dato di coltivare in un tempo drammatico, di conflitti combattuti, dove tutto sembra contare tranne che l’essere umano, il volto di colui che sopprimo. Non cediamo alla disumanizzazione dei luoghi di vita e della vita che si svolte in questi luoghi. Il mondo è uno solo, lo sappiamo, ma non solo per gli equilibri geopolitici, ma perché la famiglia umana è una sola e non ci è dato di avanzare priorità sul valore dei suoi membri!