Una carezza alla carne sofferente
“Alla durezza di questo tempo di guerra, che ci coinvolge tutti, si aggiunge oggi anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua”. Con queste parole, segnate da amarezza, il Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha annunciato, nei giorni scorsi, la sospensione della processione delle Palme dal Monte degli Ulivi alla Città Santa. Penso che anche chi non crede possa condividere questo dolore: non poter celebrare equivale, in questo caso, a non poter vivere e sperare. Aggiungo: anche a non superare la guerra, perché poter celebrare il gesto di Gesù che entra a Gerusalemme significa riconoscere in lui il Messia. E non riconoscere come dei Messia coloro che, in questi mesi di violenza, dicono di esserlo: che siano presidenti, o attentatori, o fanatici, o integralisti. Come Gesù, non ci resta che piangere su Gerusalemme. Come Paolo e gli antichi cristiani, in questi giorni sosterremo Gerusalemme, anche grazie alla Colletta del Venerdì Santo, come una carezza data alla carne sofferente di Cristo. Siamo noi Gerusalemme.