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di CLAUDIO PAGANINI 03 gen 09:11

Ammutinarsi alla violenza

Possono colpirmi quando e dove vogliono.” Non posso nascondere che quando due anni fa scrissi in prima pagina sul Giornale di Brescia contro le violenze degli Ultras (rei di aver ferito un ragazzo minorenne lanciando pietre contro un pullman), sul web venni bombardato di insulti anonimi

“È una lotta impari – mi confidò Gino Corioni – quando incontro i tifosi ultrà nessuno mi dice il proprio nome e cognome ma utilizzano nomi di battaglia. I tifosi ultrà vogliono sempre restare anonimi. Di loro non so proprio nulla. Di me invece sanno tutto. Compreso abitazione, lavoro, famiglia e amici. Possono colpirmi quando e dove vogliono.” Non posso nascondere che quando due anni fa scrissi in prima pagina sul Giornale di Brescia contro le violenze degli Ultras (rei di aver ferito un ragazzo minorenne lanciando pietre contro un pullman), sul web venni bombardato di insulti anonimi. Che sia questo il motivo per cui gli arbitri di calcio non fermano le gare durante i cori razzisti e le istituzioni non intervengono con pugno duro nonostante esistono leggi chiare e punitive?

È forse la paura delle conseguenze che impedisce di porre fine agli episodi di violenza dentro e fuori gli stadi? I fatti violenti si sono ripetuti pochi giorni fa: cori razzisti allo stadio e un tifoso è morto durante uno scontro tra tifoserie. Scene di ordinaria inciviltà simile all’ipocrisia di chi potrebbe fare … ma resta a guardare! È la stessa, (ennesima, falsa e noiosa) cantilena che da 50 anni, a parole, condanna la violenza nello sport, ma nei fatti non applica la legge. Ci sono regole chiare che consentono agli arbitri di sospendere le partite: e non lo fanno! Ci sono regole chiare che consentono ai magistrati di sospendere le partite: e non lo fanno. Ci sono poi le regole del buon senso e della civiltà. Forse queste, non essendo scritte, potrebbero essere applicate. Perché? Perché dipendono da noi e dalla nostra coscienza. Non devi aspettare che un arbitro fischi o che un poliziotto intervenga. La persona, ogni persona, possiede la coscienza per comprendere quando un gesto è sbagliato e bisogna intervenire per illuminare e correggere l’altro.

Potrebbe voler dire che davanti a un atto di violenza un arbitro non finga più di non sentire; che i calciatori, insieme, smettano di giocare; che i presidenti non facciano scendere in campo le squadre; che la magistratura impieghi tre giorni, non tre anni a punire i colpevoli; che i tifosi si rifiutino di seguire gli ordini inumani del capobranco; che le persone non guardino più le TV conniventi. Insomma: ammutinarsi per amore dello sport. Essere protagonisti dello sport giocato e lontani da tutti gli altri interessi del circo sportivo. E questo dipende da noi, non da altri. Dalla nostra coscienza e non dalla squadra del cuore.

CLAUDIO PAGANINI 03 gen 09:11