lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
Brescia
di PIERANGELO MILESI 01 apr 07:40

Assegno unico, segno di speranza

È stata approvata in via definitiva al Senato la legge delega che istituisce l’assegno unico per i figli con voto pressoché unanime. Le Acli bresciane valutano con grande speranza questa decisione che è un positivo passo concreto per affrontare l’allarme sociale di un Paese aggravato da un preoccupante fenomeno di denatalità. L’auspicio è che sia un primo passo anche per affrontare i temi connessi del lavoro femminile, del precariato delle giovani generazioni, di una coesione sociale favorevole alla costruzione di nuove famiglie, a maggior ragione in tempi di pandemia.

Ma non tutti i problemi sono già risolti. Una legge delega richiede la sua attuazione attraverso i decreti delegati che dovranno essere emanati tempestivamente visto l’obiettivo della sua attuazione dal 1° luglio. Del resto i decreti devono definire molteplici aspetti attuativi dai quali si potrà valutare l’effettiva consistenza dei benefici introdotti. I dettagli non sono meno importanti degli obiettivi generali.

Occorre precisare che i 20 miliardi impegnati nel provvedimento sono per circa due terzi già ora erogati sotto forma di detrazioni d’imposta, bonus vari che tutti confluiranno nella nuova misura mentre la cifra di 250 € per ogni figlio sarà indicativamente il massimo dell’importo conseguibile. Si pone dunque il problema di individuare risorse aggiuntive necessarie che si aggiungano a quelle previste in fase di prima attuazione (circa 6 miliardi a regime nel 2022). Occorrerà che lo strumento venga adeguatamente finanziato onde evitare che si tratti semplicemente di una razionalizzazione dell’esistente.

Ma sul versante dell’innovazione che la misura introduce è fondamentale sottolineare che passiamo da un assegno al nucleo familiare di origine previdenziale ad una prestazione di carattere universalistico rivolta alla generalità dei genitori, siano essi lavoratori dipendenti o autonomi, siano titolari anche di redditi incapienti. Le famiglie interessate dalla riforma dovrebbero essere circa 7,63 milioni di unità, all’interno delle quali vivono circa 28,1 milioni di persone, che rappresentano quindi quasi la metà del totale della popolazione residente in Italia.

L’importo sarà modulato in base all’ISEE. Parte dal 7° mese di gravidanza per arrivare al 21° anno di età con importi più ridotti. Seguiremo dunque attentamente la fase di attuazione delle disposizioni e di sicuro i nostri servizi (CAF e Patronato ACLI) saranno essenziali per la concreta attuazione delle nuove disposizioni verso ciascun lavoratore. 

Infine adesso occorre, oltre alla rapida definizione dei decreti attuativi, che si prosegua in questa direzione, visto che l’assegno anche se importante ha bisogno di essere accompagnato da altre misure annunciate nel cosiddetto “family act”.

PIERANGELO MILESI 01 apr 07:40