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di MASSIMO VENTURELLI 20 mar 2019 10:35

Broletto: quel voto non è “minore”

Una Provincia, seppure decapitata, può trasformarsi in un ring su cui i partiti inscenano combattimenti le cui ragioni sfuggono alla gente? Tutto questo alimenta la convinzione di chi crede che la politica sia cosa per pochi; tutto questo può indurre molti a disertare le urne, tutto questo potrebbe tornare ad alimentare l’ondata dell’antipolitica... Si tratta di rischi da non sottovalutare

Perché la politica (spesso) sembra perdere contatto con la realtà e si perde in campo azioni e situazioni che la gente comune difficilmente riesce a comprendere? La domanda è tornata prepotentemente di attualità in relazione agli strascichi che le elezioni dello scorso 17 marzo per il rinnovo del consiglio provinciale hanno lasciato. Per effetto della riforma introdotta dalla legge Delrio di qualche anno fa, e mai portata a termine per la bocciatura del referendum del 4 dicembre 2016, le Province sono diventate enti di secondo livello, sottratte al giudizio elettorale dei cittadini. L’elezione di presidente e consiglieri è “affare” di sindaci e consiglieri comunali, con quali conseguenze sulla percezione che un semplice cittadino ha di questo ente è facile comprenderlo... Al di là di questo macroscopico aspetto che crea una voragine tra la politica e la gente comune, ve ne sono altri su cui, anche alla luce del dato elettorale bresciano, qualche riflessione è doverosa. Il primo: sono passati solo pochi mesi da quando lo stesso “corpo elettorale” chiamato alle urne il 17 marzo, ha indicato in Samuele Alghisi, espressione di una lista che metteva assieme il Pd e una parte dell’universo civico, il successore di Pierluigi Mottinelli alla presidenza della Provincia.

Pochi mesi dopo lo stesso Alghisi si trova, fatte salve possibili alleanze, senza una maggioranza. Il centro destra unito ha infatti conquistato 8 dei 16 seggi disponibili, lasciandone 7 alla lista del presidente e uno a “Provincia bene comune”. La politica non poteva pensare a una norma per fare sì che presidente e consiglio venissero eletti nello stesso momento, in modo che Palazzo Broletto & co., con funzioni martoriate dalla legge, possano vivere sonni tranquilli? C’è un secondo aspetto che non può passare inosservato ed è quello delle polemiche interne alle liste in corsa che il voto del 17 marzo ha scatenato. Più sfumate quelle in casa del centro destra, molto più accentuate quelle nella lista “Comunità e territorio” con tanto di ricorsi annunciati... Una Provincia, seppure decapitata, può trasformarsi in un ring su cui i partiti inscenano combattimenti le cui ragioni sfuggono alla gente? Tutto questo alimenta la convinzione di chi crede che la politica sia cosa per pochi; tutto questo può indurre molti a disertare le urne, tutto questo potrebbe tornare ad alimentare l’ondata dell’antipolitica... Si tratta di rischi da non sottovalutare, visto che a maggio si voterà in tanti Comuni e per le Europee...

MASSIMO VENTURELLI 20 mar 2019 10:35