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di SAVIO GIRELLI 27 set 10:03

Cammin facendo

Il pellegrino è esso stesso simbolo di una fede in cammino, in ricerca; mentre il pellegrinaggio un rito di iniziazione alla vita religiosa

“Dio onnipotente e misericordioso, tu provvedi a chi ti ama e sempre e dovunque sei vicino a chi ti cerca con cuore sincero; assisti i tuoi figli nel pellegrinaggio e guida i loro passi nella tua volontà, perché, protetti dalla tua ombra nel giorno e illuminati dalla tua luce nella notte possano giungere alla mèta desiderata”. Per molti pellegrini inizia con un rito di benedizione il cammino che si dipana da Saint-Jean-Pied-de-Port fino a Santiago de Compostella, oppure verso Assisi o Roma il pellegrinaggio a piedi è in continua espansione al punto tale da essere considerato un fenomeno di massa. Certamente è cambiato da quando i cristiani che camminavano “per agros”, “per campi”, assumevano l’appellativo di “pellegrini”. Ora la meta è senza dubbio raggiungibile con mappe, zaino e scarpe più comode. Ma permane nel pellegrinaggio una rete di significati che rende il viaggio un’autentica esperienza religiosa. Si intravede nel pellegrino la ricerca della “fonte della vita”, della “santità” che non trova luogo nell’ambiente in cui si vive. La fonte della vita è altrove, “fuori” dai confini abituali del vivere, percepiti invece come minacciosi e incapaci di sostenere l’uomo.

L’alterità dello spazio rimanda all’alterità del sacro, la quale è condizione per ottenere riconciliazione, pace, contatto col divino, salvezza. Ciò comporta che si debba uscire dal proprio habitat per andare verso il luogo della sua manifestazione. Lo storico delle religioni Van der Leeuw sottolinea che il pellegrinaggio non è un “andare verso”, ma un “fare ritorno”. Ciò che muove un pellegrino è “la nostalgia della propria casa” e il pellegrinaggio è un “viaggio verso casa, verso il proprio paese natale”, un tornare all’origine della propria esistenza. Nostalgia della originaria santità generata dal battesimo, quindi, e cammino per attingere fede, speranza, carità. Ma vi è un ulteriore aspetto: i pellegrini abbandonando i propri ambiti mondani creano una “comunità nuova”, una communitas. Tra gli elementi distintivi emerge la condivisione dell’esperienza di fede, dei riti, della solidarietà tra i componenti, dei momenti di gioia. È vero che il pellegrino ritorna alla sua vita mondana precedente senza elevare la sua posizione nella comunità, ma il cambiamento riguarda, spesso, un più profondo livello di sensibilità religiosa. Il pellegrino è esso stesso simbolo di una fede in cammino, in ricerca; mentre il pellegrinaggio un rito di iniziazione alla vita religiosa. E come affermava Lacarrière: "Camminare ai giorni nostri, non è tornare ai tempi del Neolitico, ma piuttosto essere profeti".

SAVIO GIRELLI 27 set 10:03