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Castenedolo
di CARLO TARTARI 30 ago 10:41

Cattolici, o di qua o di là

"Il dibattito su cattolici, politica e voto dei cattolici ha infiammato gli ultimi scampoli di questa estate rovente non solo bresciana. Non tanto per il clima, quanto soprattutto per l’antagonismo e la crescente litigiosità della classe politica, che ha portato con se una crisi di Governo, e che irrimediabilmente coinvolge e appassiona i cittadini"

Il dibattito su cattolici, politica e voto dei cattolici ha infiammato gli ultimi scampoli di questa estate rovente non solo bresciana. Non tanto per il clima, quanto soprattutto per l’antagonismo e la crescente litigiosità della classe politica, che ha portato con se una crisi di Governo, e che irrimediabilmente coinvolge e appassiona i cittadini. L’espressione della pluralità delle legittime posizioni ha trovato un’amplificazione sulla stampa e un’eco profonda nei social media. Come e chi votano i cattolici oggi? Come si orientano in un contesto fluido, e magmatico? La questione investe e coinvolge più livelli, non è immediatamente decifrabile ed è suscettibile di una pluralità di interpretazioni. Ha contribuito senza dubbio ad accendere e ampliare il dibattito l’utilizzo “politico” di simboli religiosi, il richiamo al vangelo, la richiesta di protezione dei santi e di Maria Santissima in particolare.

Ma procediamo per gradi. Anzitutto mi pare evidente che l’appartenenza ad una fede, nello specifico alla fede cristiana, non sia misurabile, quantificabile e quindi confrontabile perché la fede attiene ad una pluralità di dimensioni che si esprimono visibilmente, ma che ineriscono ad una profondità e invisibilità agli occhi degli uomini che la rende non definibile dalle sole scienze umane. Direi che solo il Signore sa e conosce la fede e l’autenticità dei credenti.

In secondo luogo mi pare che il cosiddetto “voto dei cattolici” faccia discutere dentro e fuori la chiesa perché, dentro l’ampia percentuale di chi dichiara l’astensione a un’eventuale voto, pur senza avere dati sociologici inoppugnabili, ci sono anche tante persone impegnate nelle nostre parrocchie che dicono: “non vado a votare perché nessuna forza politica rispecchia il mio modo di sentire, la mia visione del mondo e della società”. Allora ci si appassiona a suddividere i cattolici tra sovranisti-identitari e mondialisti-bergogliani .

Agli uni si attribuiscono una passione per le tradizioni, i simboli religiosi, ai riti (magari non troppo moderni), agli altri una attenzione all’accoglienza, ai migranti, all’ecologia, alle comunità allargate. Simboli e vangelo, riti e testimonianza, conservazione e innovazione, destra e sinistra, reazione e rivoluzione sono le antinomie che sembrano irriducibili ad una sintesi: o sei degli uni o sei con gli altri. O sei di qua o sei di là.
Ma è proprio così? È proprio inevitabile l’antagonismo tra categorie che scindono e sezionano il mondo cattolico, le comunità, le parrocchie? Come può essere vero e autentico il riferimento ad un simbolo religioso, ad un rito senza una radice profonda nell’accoglienza del Vangelo che li ha generati? Come è possibile auto comprendersi come cattolici senza integrare la propria storia con l’universalità delle altre storie? Come eludere le espressioni cristalline del Vangelo circa la concretezza del grande comandamento dell’amore a Dio e al prossimo? Come espungere il buon samaritano dalla risposta alla domanda “chi è il mio prossimo”? Come dirci “cattolici” senza un riferimento “obbediente” alla pietra sulla quale Cristo edifica la Chiesa?

Può essere semplicistico fermarsi alle domande. Il dibattito e il confronto rimarrebbero sterili senza una feconda e faticosa ricerca delle risposte e della verità. E il soggetto principe chiamato in causa per questa ricerca è proprio la comunità cristiana guidata, orientata e accompagnata dai pastori. Mi pare significativo, in particolare, rivolgere un appello ai laici, alle aggregazioni, ai consigli pastorali perché riscoprano un protagonismo in questa ricerca e in questa sintesi che si gioca poi anche fuori dalla chiesa nelle diverse situazioni della vita. La loro rilevanza non sia riducibile a mero “bacino elettorale”, ma possano essere autenticamente sale e lievito in questo tumultuoso amalgama che chiamiamo mondo.

CARLO TARTARI 30 ago 10:41