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di LUCIANO ZANARDINI 15 giu 14:51

Chi ha paura dell'Islam?

Un mese di digiuno, di preghiera e di fraternità. Nazionalità e culture diverse, insieme, hanno pregato l'unico Dio, hanno condiviso i momenti di gioia e di sconforto

Un mese di digiuno, di preghiera e di fraternità. Nazionalità e culture diverse, insieme, hanno pregato l'unico Dio, hanno condiviso i momenti di gioia e di sconforto in un mese impegnativo. Per la chiusura del Ramadan, sotto il cielo di Brescia è risuonata più volte la parola "Allah Akbar" (Dio è il più grande), un'invocazione di pace che, invece, purtroppo abbiamo conosciuto negli ultimi anni sotto un altro significato. Resta un'invocazione di pace. Tutti i presenti (un centinaio di nazionalità ben evidenziate dai costumi più variegati) sono stati invitati a continuare a mettere Dio al centro della vita quotidiana (al lavoro, in famiglia...).  Prima della preghiera hanno portato il loro saluto e hanno espresso la loro vicinanza anche don Roberto Ferranti per la Diocesi e Marco Fenaroli per il Comune di Brescia.

Nel sermone conclusivo, in italiano, è stata ribadita la vicinanza a chi vive con il terrore delle bombe e a chi non ha nulla da mangiare, a chi sogna un futuro diverso. E al Centro culturale islamico si raccolgono sempre abitualmente dei soldi per le famiglie più bisognose. Non sono mancate, poi, parole di elogio per l'accoglienza della comunità bresciana che garantisce la libertà di culto.

Abbiamo davvero paura dell'Islam? O forse dobbiamo avere più paura di chi si serve della religione per la sete di potere o di chi strumentalizza la religione per incutere timore?

Siamo chiamati come Chiesa, sul modello del Concilio come è stato ricordato dallo stesso vescovo Tremolada nella lettera di augurio alle comunità islamiche, a saper promuovere i valori presenti nelle altre religioni, quei valori spirituali, morali e socio-culturali. Questo significa che a ciascuno è affidato il compito di promuovere il dialogo. Le occasioni di confronto non mancano se pensiamo che viviamo in una società sempre più allargata. Il mondo è qui in mezzo a noi. E anche il Centro culturale islamico si sta aprendo sempre di più alla città, basti pensare, ad esempio, alle iniziative dedicate alle scuole. Conoscersi per vivere meglio insieme. Significativo l'accenno di Tremolada al bisogno che le nostre comunità, nella loro diversità, hanno di trasmettere ai giovani l’esperienza della fede; la possibilità di vivere fraternamente gli uni accanto agli altri può essere una condizione favorevole a una trasmissione della fede, un impegno che come adulti siamo chiamati ad assumerci: quello della fraternità.

Sono molti i Vescovi italiani che hanno personalmente portato ai “fratelli musulmani”, che vivono nelle loro città, gli auguri delle comunità cattoliche. Questi messaggi – commenta mons. Spreafico – sono “un segno che dice che è possibile vivere insieme in questo Paese ed esprimere nella nostra differenza una fede che accoglie il diverso, lo straniero, il profugo. Un messaggio che dobbiamo dare insieme perché ne abbiamo tutti bisogno”. “La diversità mette paura e la paura è un sentimento normale di fronte a chi non si conosce”, osserva il vescovo. “Ma noi non dobbiamo dare ragione alla paura. Nella Bibbia, quante volte leggiamo: non temere, abbi fede. Significa che la fede è una grande porta aperta verso l’incontro con l’altro, la sua conoscenza e, quindi, il dialogo”. “Sono convinto che gli italiani hanno nel cuore un profondo senso di accoglienza verso il diverso che oggi però viene oscurato da tanti fatti. È oscurato dalla paura, è oscurato da cifre che si danno sull’immigrazione che non sono reali. È oscurato da una propaganda che non aiuta la reciproca comprensione”. Il Vescovo lancia quindi un invito: “Proviamo a capire meglio la realtà che abbiamo di fronte”. “Teniamo aperto il cuore. Governiamo il problema migratorio affinché tutti anche in Europa si prendano le loro responsabilità. E, soprattutto, ricordiamoci che siamo di fronte ad esseri umani che non possiamo lasciare nel deserto o in mezzo al mare”.

LUCIANO ZANARDINI 15 giu 14:51