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di ENZO BIANCHI 03 giu 18:36

Corpus Domini

Nel regime di cristianità la processione del Corpus Domini era l’occasione di una manifestazione pubblica della fede cattolica, sulla piazza, ma oggi nella città ormai secolarizzata ciò non è sempre possibile né è sempre compreso dagli stessi cattolici. Eppure non dovremmo dimenticare il messaggio di questa festa nella sua interezza e anche nella sua portata scandalosa

Ogni anno, al termine del tempo pasquale, la Chiesa celebra la solennità del Corpus Domini, definita, secondo il nuovo titolo dovuto alla riforma liturgica, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.
Questa solennità è stata istituita nel XIII secolo nell’occidente latino per affermare la dottrina eucaristica contro quanti la interpretavano in modo non conforme alla tradizione della chiesa romana. Da allora il popolo cristiano la vive come una confessione del “Dio con noi”, del Signore presente al cuore della chiesa nei segni eucaristici del pane del vino, cibo e bevanda assolutamente necessari per la salvezza del cristiano.

Per questa confessione di fede è stato previsto un pellegrinaggio, una processione attraverso le vie della città o del villaggio,

in cui il segno sacramentale è cantato, venerato, ostentato, per ricordare che tutti devono guardare al Signore Gesù Cristo narrato in quel pane spezzato come vita offerta, corpo che si è donato fino alla morte e continua a donarsi, perché Cristo ci ama fino all’estremo (cf. Gv 13,1).
Nel regime di cristianità la processione del Corpus Domini era l’occasione di una manifestazione pubblica della fede cattolica, sulla piazza, ma oggi nella città ormai secolarizzata ciò non è sempre possibile né è sempre compreso dagli stessi cattolici. Eppure non dovremmo dimenticare il messaggio di questa festa nella sua interezza e anche nella sua portata scandalosa. Al riguardo, è utile ricordare che proprio il discorso di Gesù sul suo corpo da mangiare e sul suo sangue da bere ha scandalizzato non i suoi nemici o i suoi ascoltatori diffidenti ma proprio i suoi discepoli, che reagirono esprimendo l’intollerabilità delle sue parole e allontanandosi da lui (cf. Gv 6,60-67).
Dunque Gesù nell’Eucaristia ha significato il dono della sua vita per noi, e quella sua vita, suo corpo e suo sangue assunti da noi, fa sì che non siamo più noi a vivere ma Cristo stesso vive in noi (cf. Gal 2,20).

Nell’Eucaristia che riceviamo c’è tutta la vita del Figlio di Dio, c’è la sua passione, morte e resurrezione, c’è la sua glorificazione e la sua presenza che è sempre presenza di “Colui che viene”, del Dio veniente.

Ma se affermiamo la fede nel pane e nel vino resi dalla potenza dello Spirito santo Corpo e Sangue di Cristo sulla tavola della cena del Signore e se discerniamo questa realtà, secondo l’Apostolo Paolo dobbiamo anche saper discernere il corpo di Cristo che è la chiesa e, in essa, innanzitutto i poveri (cf. 1Cor 11,23-32). Vi è la realtà concreta dell’assemblea eucaristica che è corpo di Cristo e il discernimento va compiuto anche verso di essa. Cosa significa questo? Che nel discernimento del corpo di Cristo, o meglio della carne di Cristo, occorre assolutamente riconoscere i bisognosi, i poveri, i sofferenti, i malati, gli ultimi e gli scarti della società. Anch’essi sono sacramento di Cristo, sono la carne di Cristo nel mondo, e chi non riconosce questa verità, attenta profondamente alla stessa celebrazione eucaristica. Vana sarebbe una professione di fede ortodossa nell’Eucaristia significata dal pane dal vino, se non sapessimo riconoscere la carne di Cristo in quelli con i quali egli si è identificato, come apparirà nel giudizio universale: allora il Signore chiamerà a sé i benedetti che lo hanno saziato, visitato, accolto e curato negli ultimi ai quali si sono fatti prossimi, si sono avvicinati (cf. Mt 25,31-46). Ha scritto il teologo Giuseppe Colombo:

“È da cancellare completamente dall’immaginario cristiano l’idea ingenua dell’Eucaristia come realtà autosufficiente cui attribuire azioni e reazioni personali. In questo senso l’Eucaristia non è Gesù Cristo, perché sarebbe un “secondo” Gesù Cristo che si aggiunge al Gesù della storia… In realtà Gesù Cristo è uno solo e non può essere raddoppiato”.

Ecco dunque una chiara urgenza da comprendere e rimettere al centro della nostra fede: l’Eucaristia è il racconto della vita di Gesù donata a noi esseri umani, è corpo e sangue del Signore che ci chiede di essere riconosciuto in tutti coloro con i quali egli si è voluto identificare. La carne di Cristo è l’umanità sofferente in questo mondo e l’Eucaristia vuole significare la vita di Gesù solidale e in piena comunione con quanti come lui sono poveri, affamati, stranieri, malati…
Anche questo è il corpo di Cristo che cammina sulle nostre strade, sta ai crocicchi, sosta sulle piazze e tende le mani verso di noi affinché lo discerniamo, lo riconosciamo e nella misericordia operiamo con i sentimenti di Cristo stesso.

Gesù non ci ha forse chiesto di andare per le vie per invitare quelli che appaiono come scarti della società al banchetto del regno?

Sarebbe davvero coerente con la fede cattolica che in vista della processione del Corpus Domini non si addobbassero soltanto le vie per accogliere il sacramento eucaristico, ma si riuscisse a guardare e a riconoscere i bisognosi come sacramento di Cristo, facendo loro misericordia (cf. Lc 10,37).

ENZO BIANCHI 03 giu 18:36