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di ADRIANO BIANCHI 08 mar 08:00

Cosa abbiamo capito dal voto?

Possiamo solo auspicare che dietro le semplificazioni ci siano contenuti un poco più complessi e un po’ di buon senso. Esattamente le cose che, però, non fanno vincere le elezioni. I contenuti, uno stile moderato di approccio e il senso di responsabilità per il bene comune non sono argomenti che fanno entrare in Parlamento, ma poi quando uno è dentro la speranza è che emergano

Semplifichiamo. L’Italia è divisa in due. Il Nord è più verde leghista che blu Forza Italia e il Sud è giallo pentastellato. Il rosso Pd colora residue chiazze del Centro. Brescia città mantiene un residuo di primato dem, ma il verde dilaga in provincia come non mai. Cosa abbiamo capito della percezione degli italiani in queste elezioni? Semplifichiamo. Abbiamo capito che il Nord esasperato è invaso dai migranti e i cittadini hanno reagito votando la promessa salviniana del “prima gli italiani”. Al Sud abbiamo capito che al problema della disoccupazione dilagante i cittadini hanno scelto la via facile del reddito di cittadinanza (una famiglia di quattro persone con due adulti disoccupati potrà prendere un assegno mensile di 1638 euro) e hanno scelto il salvatore Di Maio. Semplifichiamo ancora. I polentoni nordici sono così ignoranti da essere tutti razzisti. I terroni sono così lazzaroni da pensare che tocchi sempre allo Stato mantenerli. E questo che abbiamo capito? Spero di no! Dopo questi risultati possiamo solo auspicare che dietro le semplificazioni ci siano contenuti un poco più complessi e un po’ di buon senso. Esattamente le cose che, però, non fanno vincere le elezioni. I contenuti, uno stile moderato di approccio e il senso di responsabilità per il bene comune non sono argomenti che fanno entrare in Parlamento, ma poi quando uno è dentro la speranza è che emergano. Le prossime settimane saranno piene di valutazioni e tatticismi. Dove ci porteranno non lo sappiamo.

La politica farà il suo corso. Il Pd, grande sconfitto, potrebbe giocare la partita dell’ago della bilancia. Sarà forse corteggiato come Craxi, che al tempo del pentapartito governò l’Italia con poco più del 10% dei consensi? Paradossalmente potrebbe essere determinante nel decollo della legislatura oppure tagliato completamente fuori, e orgogliosamente all’opposizione come dice Renzi, se Lega e M5S trovassero un accordo per il governo.

E i cattolici e la Chiesa che valutazioni fanno? La “terza repubblica” nasce decretando la fine del moderatismo nel Paese. Pd e Forza Italia, partiti moderati, e le sigle residue della polverizzazione democristiana sono stati battuti. In queste formazioni i cattolici, orfani della Dc, negli ultimi 25 anni si sono spesi molto, presenti come il lievito nella pasta, ma sono stati travolti insieme a tutti gli altri. Mai forse hanno veramente imposto i loro temi nell’agenda politica. La loro non è forse stata tutta una rincorsa e una barricata per sostenere ciò che per molti definitivamente è tramontato? A sinistra poi i leader di provenienza cattolica come Prodi, Letta e Renzi hanno fatto, in stagioni diverse, tutti una brutta fine, spesso, tra l’altro, più per lotte fratricide che per demeriti. In questo quadro le comunità cristiane, le diocesi, le associazioni ecclesiali che lezione apprendono da questo voto? Semplifichiamo di nuovo. Constatiamo che l’impegno formativo, non solo socio politico, ma umano e cristiano ha prodotto nei nostri territori in termini di consenso politico, cioè nella maturazione dell’idea di “polis”, un voto a partiti che fanno del populismo la loro dottrina principale. Non è il caso che ci facciamo qualche domanda? E se l’idea di comunità e società che certi partiti vincenti propongono è quella che riteniamo ispirata al Vangelo perché, allora, non festeggiamo? Se invece riscontriamo più di una contraddizione tra l’esito delle elezioni e una fede cristiana che diventa vita chiediamoci se non siamo del tutto inefficaci oltre che irrilevanti. Se guardiamo poi agli eletti. Che ne è dei molti di quelli che abbiamo preparato? Perché non sono stati riconosciuti e scelti dalla gente? Hanno sbagliato loro o forse abbiamo sbagliato anche noi? Il futuro è più che mai incerto. Infine, sul nuovo Parlamento non so se oggi basterà invocare l’ennesima prova di responsabilità per tenere in piedi questo disastro. Magari converebbe ai cattolici immaginare un progetto chiaro, coraggioso e... nuovo.

ADRIANO BIANCHI 08 mar 08:00