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Brescia
di MARIO NICOLIELLO 21 mar 2019 09:08

Dagli immobili al patrimonio immateriale

Tra l’acquisto degli immobili dalla Diocesi e la posa della prima pietra è passato un decennio, durante il quale prima si era parlato di demolizione e nuova edificazione per un progetto da 40 milioni di euro, poi sembrava che tutto fosse stato accantonato, infine la virata verso la ristrutturazione dell’esistente

Tra l’acquisto degli immobili dalla Diocesi e la posa della prima pietra è passato un decennio, durante il quale prima si era parlato di demolizione e nuova edificazione per un progetto da 40 milioni di euro, poi sembrava che tutto fosse stato accantonato, infine la virata verso la ristrutturazione dell’esistente: le mura esterne restano, gli interni verranno completamente riformulati, il tutto spendendo 20 milioni di euro. L’obiettivo è inaugurare i nuovi ambienti nell’autunno del 2020, sperando che la prossima estate tutto sia completato. L’operazione nuova sede bresciana dell’Università Cattolica è diventata realtà. Non più parole, ma fatti.

A cominciare dalla benedizione della pietra angolare effettuata dal Vescovo di Brescia al termine del Dies Academicus – per l’occasione celebratosi non nella consueta aula magna, ma nel polo culturale della Diocesi in via Bollani – per continuare col saluto e l’incitamento alle maestranze. Il rettore Franco Anelli ha parlato di benefici futuri per il territorio pari a 5 milioni all’anno, ringraziando coloro che hanno contribuito all’investimento: Fondazione Banca San Paolo, Fondazione Ubi Banca, Ancelle della Carità, Fondazione Poliambulanza e Metalwork Spa. Un pezzo di Brescia ha creduto fortemente nella nuova vita formativa dell’ex Seminario, destinato a cambiare faccia. A lavori finiti la nuova area di 20.500 metri quadrati conterrà: 29 aule per le lezioni, tre laboratori di informatica e 13 di fisica, 55 uffici per i docenti, 12 sale riunioni, una biblioteca con sala lettura da 70 posti e due depositi per libri da 180mila volumi, quattro sale lettura, due sale tesi, la mensa, il bar e ovviamente la cappella per la preghiera e la meditazione. In più, per lo svago, previsti pure un campetto di calcetto e una palestra, nonché 16.700 metri quadrati di aree verdi. Si accederà da via Garzetta, con annessi lavori di riqualificazione degli spazi esterni. Il nuovo polo non sostituisce, ma si affianca alla sede principale di via Trieste, che continuerà ad essere operativa ospitando attività di didattica, ricerca, rappresentanza e convegnistica.

Ad essere abbandonati saranno invece gli altri ambienti attualmente utilizzati in città: via Musei, via Aleardo Aleardi e contrada Santa Croce. Si stima pertanto un risparmio sugli affitti di 500mila euro l’anno. Il perimetro è tracciato, ora occorre riempirlo di contenuti, sperando che le scelte siano partecipative e inclusive, non calate e imposte dall’alto. Di certo dopo questo cospicuo investimento il rapporto tra Brescia e la Cattolica è destinato a saldarsi: l’ateneo dovrà dimostrarsi pronto ad accettare le sfide future – ripensando l’offerta formativa per adeguarla ai nuovi bisogni e svolgendo una ricerca a servizio del territorio – la città dovrà valorizzare i frutti del lavoro universitario, coinvolgendo i docenti, sfruttando le loro idee e dando opportunità di crescita ai laureati. A più di 50 anni dal suo arrivo in città la Cattolica dovrà investire su una classe docente bresciana, riducendo gli affidamenti dei corsi a professionisti esterni e creando opportunità di carriera per giovani ricercatori, oggi peregrinanti tra Brescia e Milano. Valorizzare il personale tecnico-amministrativo e non dimenticarsi degli studenti dopo la laurea sarà l’altra sfida da intraprendere. Se la nuova sede sarà funzionale a tutto ciò, l’investimento materiale accrescerà pure il patrimonio immateriale, la vera ricchezza degli atenei. Diversamente il rischio è aver semplicemente occupato uno spazio in precedenza vuoto.

MARIO NICOLIELLO 21 mar 2019 09:08