Dalla programmazione alla relazione
Il Convegno Diocesano appena celebrato ci ha sicuramente donato un’esperienza intensa e reale di Chiesa, nella comunione sperimentata fra chi ha partecipato e anche nel modo con cui sono state prese alcune scelte. Probabilmente, l’affermazione più teorica, da un punto di vista pastorale, è la necessità di compiere un cambio di paradigma: passare da una pastorale troppo segnata dalla programmazione (le cose prima delle persone) a una pastorale di relazione (le persone prima delle cose). A me non fa paura che questa idea di fondo al Convegno non sia stata immediatamente declinata, perché rimane un’intuizione che ciascuno può tradurre nella propria realtà e nelle azioni che compie, che vanno anche reinventate e sperimentate (sempre per citare un’altra scelta del Convegno). Questa intuizione rimette la pastorale nelle mani di tutti. Chiede a ognuno di noi, Chiesa del Signore, di essere promotori. Attiva una condivisione delle prassi interessante e decisiva, aperta al futuro: la speranza va tessuta anche all’interno delle nostre comunità e delle cose che facciamo, ogni giorno, soprattutto in un tempo come il nostro.