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di ADRIANA POZZI 26 apr 10:39

Dialogo tra Chiese

Tra le tante notizie riguardanti la situazione in Siria e l’attacco missilistico di Usa, Francia e Gran Bretagna di alcuni giorni fa, forse una è sfuggita ai più: si tratta della telefonata che il patriarca di Mosca Kirill ha fatto a papa Francesco per discutere di quanto avvenuto e per cercare di trovare insieme, come Chiese unite, una strada che ponga fine alla violenza

Tra le tante notizie riguardanti la situazione in Siria e l’attacco missilistico di Usa, Francia e Gran Bretagna di alcuni giorni fa, forse una è sfuggita ai più: si tratta della telefonata che il patriarca di Mosca Kirill ha fatto a papa Francesco per discutere di quanto avvenuto e per cercare di trovare insieme, come Chiese unite, una strada che ponga fine alla violenza e faccia cessare le sofferenze di quelle popolazioni. A questo dialogo telefonico hanno preso parte anche gli altri patriarchi del Medio Oriente: Bartolomeo di Costantinopoli, Teofilo di Gerusalemme, Teodoro di Alessandria e Giovanni di Antiochia, con una convergenza di opinioni e di impegno che segna una tappa non di poco conto nel cammino ecumenico. Certamente le Chiese, come è stato sottolineato, sono al di fuori di ogni logica di lotta politica e non intendono entrarvi, ma il fatto che abbiano sentito il dovere di non rimanere in silenzio è molto significativo. In primo luogo perché i contatti testimoniano che il dialogo tra le Chiese non si gioca più e soltanto sul piano religioso e teologico, ma investe anche altri ambiti da cui non si potrà prescindere.

Inoltre, viene ribadito che i cristiani, insieme, possono e devono impegnarsi per la pace e la giustizia, nello spirito della “diplomazia della misericordia”, secondo un’espressione cara a Papa Francesco. D’altro canto, si deve ricordare che il terreno su cui questo dialogo si muove è difficile e pieno di insidie: è noto, infatti, che alla Chiesa di Mosca si rimprovera un legame, da molti giudicato troppo stretto, con il presidente Putin e il rischio è che questa iniziativa di Kirill venga letta come un indiretto sostegno alla politica russa in Medio Oriente e come un tentativo di “tirare dalla parte” di Putin anche altri esponenti religiosi di primo piano. In realtà, dalle parole del comunicato che informava della telefonata tra Kirill e Bergoglio, emergono solamente una sincera e accorata preoccupazione per la situazione in Siria e una autentica volontà di trovare il modo di fare qualcosa per la pace, soprattutto pensando alle sofferenze di tanti innocenti.

Un momento, quindi, delicato per l’ecumenismo, in cui ogni azione va attentamente ponderata e valutata, con la speranza che il clima di cordiale apertura e di collaborazione costruttiva, che già altre volte ha segnato i rapporti tra le diverse chiese, anche in questa occasione aiuti a fermare la violenza e a far prevalere le ragioni della pace per il bene di tutti.

ADRIANA POZZI 26 apr 10:39