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di GIOVANNI MILESI 28 mag 12:48

Diamo ali all’estate dei ragazzi

Le parole con cui si apre il comunicato congiunto dei nostri pastori segna la rotta per l’estate che ci attende. Una rotta non certo priva di incognite, dove – almeno per il momento – si è costretti a navigare a vista. È chiaro che non si potrà vivere l’esperienza del Grest, come l’abbiamo sempre vissuta. E allora cosa faremo?

I Vescovi lombardi “desiderano confermare a tutte le famiglie del territorio il desiderio della comunità cristiana di offrire ai ragazzi e agli adolescenti una proposta educativa per l’estate 2020.” Le parole con cui si apre il comunicato congiunto dei nostri pastori segna la rotta per l’estate che ci attende. Una rotta non certo priva di incognite, dove – almeno per il momento – si è costretti a navigare a vista. È chiaro che non si potrà vivere l’esperienza del Grest, come l’abbiamo sempre vissuta. E allora cosa faremo? Andremo oltre il grest. Con pazienza e creatività, cercheremo il modo possibile e migliore per stare accanto ai ragazzi, agli adolescenti e ai giovani, tentando di accompagnarli nel loro cammino di crescita. Sarà il nostro modo di esprimere il bene che vogliamo loro e l’attenzione che da sempre abbiamo nei confronti delle giovani generazioni.

Non sarà facile, lo sappiamo in partenza. Come in un puzzle complesso sono tanti i tasselli da comporre: la fedeltà a ciò che siamo, i bisogni dei ragazzi, le indicazioni governative, la situazione delle famiglie, i DPI…. Tutto questo non ci deve scoraggiare. Nei momenti difficili si scoprono soluzioni inedite, generosità inaspettate, sorprese dello Spirito e doni provvidenziali.

Non siamo soli e non agiamo da soli. C’è la possibilità e la necessità di tessere una rete di alleanze con tutti i soggetti del territorio (amministrazioni, famiglie, associazioni, terzo settore…) che – mettendo in sinergia le risorse delle nostre comunità – porti a stringere un patto educativo all’altezza della sfida che ci attende. In queste settimane, dopo la pubblicazione delle Linee guida, abbiamo avuto tra le mani gli elementi fondamentali per provare ad abbozzare qualche modello e progetto, prendendoci il tempo per verificarne la bontà e la sostenibilità. Nella consapevolezza che le cose evolvono di settimana in settimana e le questioni aperte sono ancora tante, saranno necessari un approccio flessibile e dinamico, fiducia e determinazione.

Sul tavolo ci sono il tema della responsabilità, la domanda su come rendere educativa e divertente una esperienza che contempla tanti limiti di comportamento. Ci si interroga su come raggiungere gli adolescenti e su come coinvolgere i volontari... Dal 25 maggio, in tutta la Lombardia, si è avviato un processo di graduale apertura degli spazi oratoriani. È possibile iniziare a fare riunioni in presenza. Poi sarà la volta degli spazi esterni e magari dei bar. Non nascondiamoci gli adempimenti saranno molti e, come per le chiese, servirà il contributo di tutti. Sappiamo bene che l’oratorio è uno dei riferimenti delle nostre comunità, centro propulsore di iniziative e attività. Sentiamo l’esigenza di tornare a incontraci, in modo sicuro e responsabile, per raccontarci e riattivare la comunità cristiana. Chiediamo a tutti pazienza e fantasia. L’estate che ci aspetta ha bisogno di modelli educativi e organizzativi diversi, direi inediti. Qualche idea è già presente nella proposta di Summerlife.it, ma c’è tanto da inventare. Sarà utile sederci attorno a un tavolo col sindaco, il preside, qualche educatore, i dirigenti sportivi e i responsabili di associazioni e cooperative del territorio. Tutti possiamo fare qualcosa. Guardiamo al paese come un grande oratorio dove i ragazzi potranno vivere l’estate. Facciamo loro scoprire luoghi inusuali dove fare qualche attività, vivere qualche incontro significativo, sperimentarsi nella solidarietà. Ragioniamo su tempi lunghi e non sulle solite tre settimane; pensiamo a percorsi che s’incrociano se non possono incontrarsi. Non lasciamo soli i sacerdoti, tanto meno quelli più giovani, ci ricordano i Vescovi. La sfida dell’estate è di tutta “la comunità parrocchiale che deve compiere un discernimento corale per interpretare la situazione, misurare le risorse, prendere atto dei protocolli e decidere che cosa si può fare”. Diamo ali alla passione! Da parte nostra non mancherà l’accompagnamento costante anche sulle cose più piccole e concrete. 

GIOVANNI MILESI 28 mag 12:48