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Brescia
di ALBERTO FESTA 28 giu 09:38

Don Silvio, narratore di vite tribolate

Che don Silvio Galli fosse un sant’uomo non ci voleva poi molto a capirlo. Se poi, come mi è capitato, avevi anche il privilegio di stare a tu per tu anche solo qualche momento, ti accorgevi che la sua amorevolezza e generosità verso i fratelli erano sconfinate

Che don Silvio Galli fosse un sant’uomo non ci voleva poi molto a capirlo. Se poi, come mi è capitato, avevi anche il privilegio di stare a tu per tu anche solo qualche momento, ti accorgevi che la sua amorevolezza e generosità verso i fratelli erano sconfinate. L’ho conosciuto e frequentato negli anni della gioventù, era il 1984, lui seguiva la Fraternità di Ospitaletto dove io facevo l’obiettore di coscienza. Ogni mercoledì sera veniva a celebrare i vespri in Comunità. Ho partecipato ai suoi ritiri, soprattutto nei momenti forti dell’anno liturgico... Durante la Via Crucis del Venerdì Santo pareva commuoversi nel farci rivivere questo evento tanto tragico ma allo stesso tempo misterioso e umanamente inconcepibile. Poi c’erano i pellegrinaggi nel mese di maggio... Noi giovani partivamo in bicicletta per chilometri e chilometri, quelli che erano più in difficoltà ci raggiungevano in furgone… lui ci raggiungeva, ci narrava la storia di quel luogo, ci aiutava ad entrare in sintonia con la Parola, esaltava la testimonianza dei Santi ed in particolare il fondatore del suo ordine San Giovanni Bosco, le virtù di Maria, l’amore infinito del Figlio, la misericordia del Padre, il discernimento dello Spirito.

Era uomo di profonda cultura, di scienza e conoscenza non solo religiosa. Ma soprattutto un narratore di vite terrene, tribolate, disperate, sofferte, provate, tormentate… ma che riteneva, davanti agli occhi di Dio, valessero comunque di essere vissute. Le lunghe file fuori dal suo portone, e poi dentro nel chiostro fino al suo studio, zeppo di libri, intriso di fede… quella semplice e immediata che ti faceva sentire figlio di Dio a prescindere di tutto e di tutti. Forse per me una delle celebrazioni più sentite era quella della commemorazione dei defunti. Ci chiedeva ogni anno di aggiungere all’elenco dell’anno precedente, i decessi che erano nel frattempo intercorsi. Fu così che di anno in anno l’elenco si fece sempre più lungo, ma la cosa incredibile era che non si limitava alla semplice lettura dei nomi, ma per ciascun persona tracciava un breve profilo facendo riferimento alle prove che aveva affrontato in vita o al drammatico momento della dipartita terrena. I viaggi con lui in auto erano una preghiera costante e continua, al punto che guidando mi capitò perfino di sbagliare strada o di prolungare il tragitto per non interrompere bruscamente la recita del rosario che si stava facendo. Ricordo il suo impegno in carcere, le richieste di aiuto per chi da dentro voleva uscire ma anche delle famiglie che da fuori cercavano attraverso di lui di poter sollevare la permanenza di chi era ristretto. Poi l’Eucarestia in casa… dono immenso per una famiglia. La sua vita era un testimonianza di carità. Anche nelle confessioni, sapeva accogliere le fragilità senza alcun giudizio. Incoraggiava il penitente, indirizzava lo smarrito, consolava l’afflitto… con immensa amorevolezza. Cercarlo quando si era nella sofferenza e nel combattimento, era come buttarsi nelle braccia del Padre, approdare in un porto sicuro, poiché sapeva darti quel senso di pace che solo chi ha Dio nel cuore può trasmetterti. Alcuni aspetti della sua vita ne hanno fatto un uomo mistico in vita e già particolarmente vicino alla santità, ma quello che posso dire è che certamente è stato un uomo di Dio che vedeva in ogni fratello che gli stava d’innanzi un Cristo da abbracciare. Don Silvio prega per noi!

ALBERTO FESTA 28 giu 09:38