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di ROBERTO FERRANTI 04 mag 12:26

E se fosse il tempo di conoscerci?

Mi chiedo quanto conosciamo realmente la comunità pakistana presente a Brescia, una comunità fatta di tanti giovani, una comunità forte dal punto di vista dell’appartenenza; mi chiedo se li conosciamo solo a partire da fatti come questo che ha coinvolto la giovane Sana o se li conosciamo anche nella ferialità della loro presenza in mezzo a noi

Fare una riflessione a partire da un fatto di cronaca è sempre molto riduttivo. Cosi è se vogliamo condividere alcune riflessioni su un tema cosi particolare, come la presenza nelle nostre comunità di uomini e donne di altre religioni e culture, partendo solo dai fatti di cronaca di questi giorni, quali l’uccisione della giovane Sana Cheema di origine pakistane ma cittadina italiana e residente a Brescia. Mi sembrano attuali le parole del nostro conterraneo Beato Padre Fausti, che davanti al mondo musulmano che incontrava per la prima volta in Albania, diceva con passione: “Dobbiamo conoscerci!”. Davanti a questi fatti di cronaca è chiaro che non possiamo improvvisarci giudici o sentenziatori se non conosciamo realmente gli elementi in gioco nella questione; emerge forte che siamo un po’ impreparati nella conoscenza reale di quello che vivono tanti altri popoli e culture, al di là dei pregiudizi circolanti. Serve che prima di tutto sappiamo fermarci e con umiltà e ci mettiamo nella condizione di imparare a conoscere la storia di tante culture, non per giustificare ciò che esse vivono ma per non essere superficiali in ciò che diciamo.

Non possiamo dimenticare che, nel bene e nel male, il resto del mondo non vive come viviamo noi…ci serve l’umiltà e la volontà del beato Fausti di “voler conoscere” per capire; sento importante questo primo passo per affrontare anche la valutazione di fatti di cronaca che ci hanno coinvolto in queste settimane e sui quali non possiamo facilmente esprimerci solo in base a delle informazioni generiche. Mi chiedo quanto conosciamo realmente la comunità pakistana presente a Brescia, una comunità fatta di tanti giovani, una comunità forte dal punto di vista dell’appartenenza; mi chiedo se li conosciamo solo a partire da fatti come questo che ha coinvolto la giovane Sana o se li conosciamo anche nella ferialità della loro presenza in mezzo a noi. Mi chiedo se conosciamo la fatica che in Pakistan vivono gli appartenenti a ogni religione, anche musulmani, riguardo alla legge sulla Blasfemia in vigore dal 1986 che, secondo il ministro per le minoranze religiose Shanbaz Bhatti, “è spesso utilizzata come uno strumento per risolvere questioni personali, l’85% dei casi risultano essere falsi”. Mi chiedo se forse davvero non è giunto il tempo di conoscerci prima di giudicarci… per dirla con papa Francesco, l’unica alternativa all’inciviltà dello scontro è la civiltà dell’incontro.

ROBERTO FERRANTI 04 mag 12:26