lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
di CARMINE TRECROCI 02 set 2026 14:18

Energia, equità e logica

A dispetto della sempre più brutale crisi climatica, il dibattito pubblico italiano su come affrontare i problemi energetici questa estate ha ondeggiato, con il consueto abbandono, tra il surreale e il patetico. Da una parte tagli delle accise prorogati a ripetizione e per pochi giorni, dall’altra invocazioni alla tassazione di misteriosi “extraprofitti”. Tagliare le imposte (come le accise) sui combustibili fossili è “la peggiore politica energetica al mondo”. Lo scrivono Paasha Mahdavi e Michael L. Ross in un recente editoriale sulla rivista Science, ultimo di una valanga di analisi economiche su cui si basano anche le indicazioni ai governi da parte dell’Unione Europea.

Quando i prezzi dell’energia da fonti fossili diventano più alti e volatili, per ridurne l’impatto su famiglie e imprese serve impiegare meno energia, incentivando elettrificazione, fonti rinnovabili e trasporto pubblico. In poche parole, accelerando l’efficientamento e la diversificazione del nostro sistema energetico. Invece, diversi governi fanno esattamente il contrario: mirano a proteggere i consumatori sussidiando per esempio i combustibili attraverso riduzioni lineari delle accise. In questo modo, nel 2025 i sussidi espliciti ai combustibili fossili sono stati a livello globale più di 700 miliardi di dollari (erano addirittura oltre 1000 miliardi nel 2022): una montagna di denaro pubblico che ha contribuito a mantenere i fossili artificiosamente a buon mercato. Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che, abolendoli di per sé, taglierebbe le emissioni globali di gas serra del 6% e farebbe crescere le entrate tributarie di almeno lo 0.6%. È prevedibile che alcuni governi si muovano prevalentemente sul piano emotivo.

Ma questa demagogia è anche una pessima strategia energetica ed economica. I sussidi ai combustibili fossili ne fanno crescere il consumo, con effetti negativi sull’ambiente e sulla salute. Favoriscono le società energetiche, scoraggiano gli investimenti nelle alternative sostenibili e sicure, appesantiscono i bilanci pubblici e una volta introdotti sono molto difficili da eliminare. Piuttosto che impiegare risorse pubbliche per sussidiare il consumo di petrolio e gas di tutti, è preferibile aiutare chi è più vulnerabile, con trasferimenti e benefici miranti a sostenere i redditi più colpiti dalla crisi energetica. Quindi, sostegni al trasporto pubblico, elettrificazione dei consumi, riqualificazione degli edifici, agevolazioni all’installazione di nuova capacità rinnovabile. Anziché rendere il fossile più economico, occorre rendere più facile per le persone farne a meno.

(Foto Sir)

CARMINE TRECROCI 02 set 2026 14:18