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di ROSSELLA DE PERI 02 set 2026 14:15

Inserimento in Rsa

Il marito di Laura ha l’Alzheimer. È in una fase avanzata. Fisicamente gode di ottima salute. È autonomo nella deambulazione e ha un buon appetito: due fattori, generalmente, molto positivi, ma per Laura, invece, costituiscono un problema. Lui, infatti, continua a camminare in maniera afinalistica (tecnicamente questo sintomo si definisce wandering) e affaccendato (altro sintomo) per l’appartamento; spesso vuole uscire da solo, ripete in continuazione che deve andare al lavoro. Bisogna impedire che esca, perché il disorientamento spaziale è molto grave: si smarrirebbe; inoltre non saprebbe riconoscere i pericoli e gestirli. Le porte devono essere sempre chiuse a chiave e, quando i suoi tentativi per uscire sono inutili, si innervosisce molto: Laura ha paura di ricevere un’aggressione fisica. Lei continua a ripetergli che non deve uscire, inventa giustificazioni, che dopo un attimo lui ha già dimenticato (la memoria a breve termine è inesistente); non può certo dirgli che sta delirando. Questa ripetizione continua sta diventando un incubo per Laura; le sembra una tortura psicologica: arriva a desiderare che lui sia paralizzato. Altro problema che, genericamente, è un fattore positivo, è il buon appetito: lui le chiede spessissimo di mangiare, perché non si ricorda di aver già mangiato (l’orientamento temporale è scomparso).

E Laura è in difficoltà a dirgli che ha già mangiato, perché lui negherebbe e si arrabbierebbe. Le notti sono molto movimentate e la privazione o il cattivo sonno di Laura la rendono molto irritabile e, naturalmente, più impaziente con lui, con inevitabili sensi di colpa. Laura è estenuata: non ce la fa più. I figli ritagliano spazi per sostenerla, per sobbarcarsi incombenze, ma non basta. L’idea di inserire il marito/padre in una Rsa si fa sempre più presente, ma il senso di colpa attanaglia lei e i suoi figli: sembra loro di abbandonarlo. Laura resiste, i figli anche. Ma la situazione è sempre meno gestibile. E compiono la decisione forse più difficile della loro vita: l’inserimento in Rsa. Ora lui si muove in ampi spazi, protetti, privi di pericoli. Nessuno gli ripete in continuazione di non fare questo o quell’altro, innervosendolo. Gli operatori possono avvicendarsi per rispondere alle sue continue e ripetitive domande. Essi sono formati per gestire questa relazione: sanno di accompagnare in maniera congruente la comunicazione non verbale (più primitiva e incisiva) a quella verbale. Non lo rimproverano. Ora, quando Laura e i figli vanno a fargli visita, riescono a godere della sua presenza: danno il meglio di loro stessi perché stanno meglio.

(Foto: diocesi di Bolzano-Bressanone)



ROSSELLA DE PERI 02 set 2026 14:15