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di GIANCARLO PARIS 12 set 12:09

Esercizi per tutti

La pratica degli Esercizi spirituali non riguarda più solo i consacrati e i sacerdoti, perché oggi un gran numero di fedeli si prende del tempo per vivere questa esperienza fondamentale per ogni cristiano

La pratica degli Esercizi spirituali non riguarda più solo i consacrati e i sacerdoti, perché oggi un gran numero di fedeli si prende del tempo per vivere questa esperienza fondamentale per ogni cristiano. Per comprenderne l’importanza partiamo dal quel prezioso documento che è l’esortazione apostolica di Papa Francesco Gaudete et Exsultate al n. 151. Ricordiamo che “è la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato. Dunque mi permetto di chiederti: ci sono momenti in cui ti poni alla sua presenza in silenzio, rimani con Lui senza fretta, e ti lasci guardare da Lui? Lasci che il suo fuoco infiammi il tuo cuore? Se non permetti che Lui alimenti in esso il calore dell’amore e della tenerezza, non avrai fuoco, e così come potrai infiammare il cuore degli altri con la tua testimonianza e le tue parole?”. Qui si richiamano tutte le motivazioni che devono accompagnare l’esperienza formante e fortificante degli Esercizi spirituali. Darsi del tempo per abitare Cristo sapendo che il frutto della contemplazione del suo Volto non può che essere duplice, ricomporre la nostra umanità e infiammarci del suo Amore. Lo scopo ultimo degli esercizi è il discernimento degli spiriti, per comprendere quali movimenti abitano il nostro cuore e renderci disponibili alla volontà di Dio che è quella della salvezza dei suoi figli (1Tm 2,3-4). Penso che tutto sia riconducibile alle prime due parole della preghiera che Gesù ci ha insegnato: “Padre Nostro”. Queste due parole sulle quali San Francesco ha speso una notte in meditazione ci chiedono due cose: Vivere da figli e sentirci fratelli di tutti, compresi i briganti e il creato. C’è un passaggio molto emozionante della lettera pastorale del nostro Vescovo: La carità come stile (p. 35). Dall’eucaristia scaturisce la civiltà dell’amore: amore come giustizia sociale e ridistribuzione delle risorse, come responsabilità per l’ambiente e come “simpatia” (così ne ha parlato il Vescovo presentando la Lettera pastorale ai consacrati il 7 settembre). Simpatia: senza giudizio, senza rancore e senza discriminazione verso alcuno, anzi portando nella celebrazione i lontani con amore: “Sono qui anche per te”. Ultimo pensiero sugli elementi essenziali degli esercizi: la Parola e l’Adorazione, il Silenzio che ci custodisce, il colloquio con la guida spirituale: il protagonista è lo Spirito che forma Cristo nella nostra persona.

GIANCARLO PARIS 12 set 12:09