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di ADRIANO BIANCHI 20 feb 11:39

Eucaristia, giubileo e anno pastorale

"Il Giubileo, letto alla luce dell’eucaristia, ci offrirà l’opportunità di ritrovare le fonti del nostro cammino cristiano. La preghiera, il pellegrinaggio, l’adorazione, la celebrazione comune aggiungano grazia su grazia"

Davanti a noi sta il tempo della quaresima. Tempo forte, tempo straordinario. A metà di questo anno pastorale dedicato all’eucaristia si apre il Giubileo delle sante Croci. “La nostra diocesi – scriveva il Vescovo nella lettera ‘Nutriti dalla bellezza’­­­– ha il privilegio e la gioia di custodire nel cuore del Duomo vecchio le sante reliquie che rimandano al centro del mistero della redenzione, cioè alla morte del Signore. Di questa morte salvifica l’eucaristia è il memoriale liturgico”. Se quindi il Tesoro delle sante Croci, patrimonio incomparabile di storia e di fede, forse poco conosciuto dai bresciani soprattutto in provincia, potrà diventare un punto di attrazione, in questa seconda parte dell’anno pastorale, il rimando all’eucaristia resta certamente la chiave interpretativa più opportuna per vivere e far vivere anche il Giubileo straordinario indetto in occasione dei 500 anni dei Custodi.

Il suo inizio ci offre già l’occasione di porre qualche accenno di verifica. Quali frutti raccogliamo in questo anno pastorale? Anzitutto quelli che ci permettono di comprendere come il sacrificio della croce, dono d’amore di Gesù, sta abbracciando tutto il nostro vissuto personale e spirituale compresi i momenti di passione e dolore che a nessuno la vita risparmia. Per questo l’adorazione della croce potrà, soprattutto in questa quaresima, diventare una sosta necessaria e riconcilante per tutte le nostre comunità. Inoltre “La venerazione delle sante Croci – diceva Tremolada – si intreccerà con il nostro comune impegno a fare della celebrazione eucaristica il cuore pulsante della nostra Chiesa e della sua missione”. E qui emerge forse il secondo punto per una verifica: cioè lo stato di salute delle nostre celebrazioni. L’insistenza del Vescovo sull’ars celebrandi, sulla “bellezza e il fascino” delle nostre Messe non riesce ancora ad andare oltre il livello della riflessione. Come rendere la liturgia più bella, più coinvolgente, più attenta al Mistero, ma anche alla vita delle nostre comunità cristiane? Diciamo che pastoralmente, più o meno, ci stiamo pensando.

Certo, la Messa è materia delicata. Restare in equilibrio tra la troppa rigidità rituale e l’eccessiva creatività senza regole resta complicato. Se poi ci mettiamo ad ascoltare la percezione e il punto di vista di chi le nostre Messe le vive, dalla parte dell’assemblea, rischiamo di trovare giudizi spiazzanti e impietosi. L’invito del Vescovo nella lettera è forte, urgente. Forse non basterà questo anno pastorale per giungere a qualche scelta operativa, ma quanto potremo ancora attendere? Un terzo punto di verifica che mi pare e tra i più disattesi finora è quello che ci interroga sul senso della domenica. “Vorrei tanto – continuava il Vescovo – che tutti insieme ci assumessimo il compito di affrontare questa sfida e cominciassimo a interrogarci su come dare compimento a questa promessa di bene che la domenica porta con sé, proprio a partire dalla celebrazione dell’Eucaristia”. La nostra resa sull’impossibilità di recuperare alla domenica il suo significato di giorno della comunione, della solidarietà, dell’incontro, della bellezza è più evidente soprattutto dove abbiamo abbandonato ogni momento di aggregazione, incontro e festa. Se di domenica non c’è più il catechismo, non c’è più il cinema all’oratorio, non ci sono i giochi o una festa, non c’è più un ritiro o un incontro per i genitori come può la sola Messa bastare a dare alle persone l’idea della domenica, giorno del Signore e della comunità? Se la domenica l’oratorio è chiuso e nessuno è più disponibile ad animarlo in quali occasioni la comunità potrà ritrovarsi? Fortunatamente abbiamo ancora un tratto di cammino e altro si potrà fare. Il Giubileo, letto alla luce dell’eucaristia, ci offrirà l’opportunità di ritrovare le fonti del nostro cammino cristiano. La preghiera, il pellegrinaggio, l’adorazione, la celebrazione comune aggiungano grazia su grazia. E se il Duomo vecchio ne diventerà il centro propulsore, non manchino in ogni parrocchia i tempi e i modi per declinare un itinerario spirituale che ancora può dire molto alla missione della nostra Chiesa. 

ADRIANO BIANCHI 20 feb 11:39