lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb tw gplus yt left right up down cloud sun
di CLAUDIO PAGANINI 10 mag 11:58

Fischia con noi

Un ragazzo ventenne mi ha confidato che diventare arbitro gli ha cambiato la vita. Gli ha insegnato ad assumersi le responsabilità davanti a gente più grande

Da che mondo è mondo, gli arbitri hanno sempre subito insulti e offese. Dare del cornuto o del buffone all’arbitro serve a molti tifosi per scaricare le tensione e spostare le colpe delle sconfitte dai giocatori ai giudici di gara. Tant’è che in serie A hanno attivato il “Var” (Video assistant referee), una moviola in campo che consente di rivedere al rallentatore le immagini del gioco per corregge ed aiutare le scelte arbitrali. Molti tifosi ritengono che gli arbitri siano persone insoddisfatte, frustrate della vita, che non potendo emergere nel gioco han trovato un loro ambito per sentirsi protagonisti. In pochi sanno che arbitrare è una vera e propria vocazione. E per scovare i pochi “chiamati”, nella Serie A di Basket domenica scorsa a Montichiari, gli arbitri indossavano la maglietta con la scritta “Fischia con noi”: slogan profetico e ironico, dato che anche questa volta gli arbitri si sono accaparrati un’infinità di fischi e insulti per le loro opinabili scelte durante la gara vinta dalla Germania Brescia.

Dubito molto che abbiano fatto proseliti. E dato che anch’io sono stato ripreso dalle telecamere mentre urlavo “buffoni” voglio, quale gesto riparatorio, provare a difenderli. Un ragazzo ventenne mi ha confidato che diventare arbitro gli ha cambiato la vita. Gli ha insegnato ad assumersi le responsabilità davanti a gente più grande, spesso poco obiettiva e violenta. Ha dovuto imparare a decidere in poche frazioni di secondo quale fosse la scelta giusta senza farsi influenzare dal contesto ma restando fedele al regolamento da gioco. Durante ogni partita, un arbitro fischia mediamente 210 volte: matematicamente non può sempre azzeccare la decisione esatta. E poi, in serie A, ci sono i due occhi dell’arbitro contro le 48 telecamere che riprendono la scena e la analizzano per giorni con moviole e opinionisti. Senza poi dimenticarci che nessun tifoso (e nessun giocatore!) ha mai letto o studiato il regolamento. Pensate che l’unico sport che pretende un esame sul regolamento ai propri giocatori è il golf! Eppure noi tutti, al Bar Sport, giudichiamo e condanniamo gli arbitri. Si: viste così le cose, un arbitro è un educatore e un educando! Lo stesso San Giovanni Bosco accolse il suo primo giovane, tale Bartolomeo Garelli, perché sapeva fischiare. Vuoi vedere che la grandezza di un uomo consiste nella fedeltà alle regole e nella capacità delle scelte? I problemi non si risolvono mai da soli … anche tu fischia con noi!

CLAUDIO PAGANINI 10 mag 11:58