Generatività e fragilità
In Italia nascono sempre meno bambini e questo ormai non è più solo un dato statistico, ma un segnale profondo di fatica nel diventare e restare famiglia. Non si tratta solo di difficoltà economiche: pesano la precarietà del lavoro, i tempi di vita poco conciliabili, l’assenza di reti di sostegno stabili. In questo contesto, la famiglia continua a essere una risorsa fondamentale di cura e di coesione, ma è una risorsa sotto pressione. Per questo la politica non può limitarsi a interventi spot, deve costruire politiche familiari coerenti e continuative. L’idea di fondo è passare da un welfare che interviene solo quando il problema è esploso a un welfare che lavora in anticipo, aiutando le famiglie a non sentirsi sole di fronte alla complessità. Per sostenere le famiglie nel loro compito educativo serve un modo diverso di lavorare. I bisogni delle famiglie attraversano insieme scuola, servizi, sanità, lavoro, casa. Se ognuno interviene individualmente, la famiglia viene frammentata in pezzi. È necessario, invece, costruire reti fra comuni, consultori, scuole, Terzo Settore, Ats, in modo che le persone trovino risposte integrate.
Un nodo decisivo su cui investire è la genitorialità, ambito centrale da valorizzare e accompagnare. Ci troviamo dinanzi ad uno scenario di complessità: ci sono coppie che si separano, famiglie ricomposte, genitori soli, nonni che crescono i nipoti, caregiver che si occupano di anziani per molti anni. Il sostegno educativo e relazionale ai genitori e ai caregiver, dunque, non può essere pensato solo per i primi anni di vita dei bambini, ma lungo tutto il ciclo di vita familiare. In tal senso, si pensi alla questione dell’invecchiamento: sempre più famiglie tengono insieme figli, genitori anziani e lavoro di cura quotidiano. Se la politica non interviene, il rischio è che tutto il carico assistenziale venga scaricato in silenzio sui nuclei familiari, con effetti pesanti sulla qualità di vita e sulle relazioni. Promuovere l’invecchiamento attivo, sostenere le reti di aiuto, riconoscere e accompagnare i caregiver significa restituire dignità sociale al lavoro di cura che le famiglie svolgono. C’è bisogno di un segnale politico: riconoscere la famiglia come luogo in cui si produce futuro – figli, legami, cura, solidarietà – e non soltanto come destinataria di aiuti occasionali. Il compito della politica, oggi, è avere il coraggio di investire stabilmente su questa generatività, facendo del welfare familiare uno dei pilastri su cui ripensare la società che verrà.