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Brescia
di GIULIANO BINETTI 21 gen 13:28

Giornata del malato. Come farsi prossimo

La celebrazione della Giornata del Malato assume quest’anno un significato particolare e profondo a causa della grave emergenza sanitaria ancora in atto. Molte persone sono state colpite da malattia e da morte; le nostre comunità, le nostre famiglie sono state coinvolte nel dolore, nei lutti, con sconvolgimento delle dinamiche sociali. La paura, il disorientamento e la complessità a comprendere ciò che si sta vivendo ha coinvolto trasversalmente tutti, in particolare i più deboli. Per questo, le parole scelte dal Pontefice sono estremamente forti e significative “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli”.

Il capitolo 23 di Matteo è carico di invettive e ammonizioni verso “l’ipocrisia di coloro che dicono ma non fanno”. Dopo Mosè, molti sono stati i maestri che insegnavano in modo conforme alla tradizione ma in loro non c’era coerenza di comportamento.

Predicavano ai fedeli ma in realtà non osservavano quanto dicevano. Erano persone divise, che con le labbra dicevano una cosa ma con il cuore ne pensavano altre. Il Santo Padre ci dice invece che “Gesù offre un modello di comportamento del tutto opposto all’ipocrisia”. Propone di “fermarsi, ascoltare, stabilire una relazione diretta e personale con l’altro, sentire empatia e commozione per lui o per lei, lasciarsi coinvolgere dalla sua sofferenza fino a farsene carico nel servizio”. Siamo invitati a fermarci, a riflettere, a vivere la  prossimità, a condividere le esperienze di dolore che stiamo vivendo . In questo periodo la fede è stata messa a prova. Desideriamo però vivere questo tempo come una chiamata per una risposta autenticamente evangelica nel contesto dell’emergenza sanitaria, sociale ed economica.

Il farsi prossimo, sottolinea il Santo Padre, “è un balsamo prezioso, che dà sostegno e consolazione a chi soffre nella malattia. In quanto cristiani, viviamo la prossimità come espressione dell’amore di Gesù Cristo, il buon Samaritano, che con compassione si è fatto vicino ad ogni essere umano”. Sappiamo quanto la scienza , la medicina siano necessarie di fronte al dolore e alla malattia ma siamo altrettanto convinti che stabilire una relazione, ascoltare, stare accanto, condividere, consolare, accompagnare  la persona che soffre possa assumere grande valore nel processo di cura, nel prendersi cura della persona sofferente. Nella sofferenza come nella malattia non è solo un organo o un apparato in difficoltà, è l’intera persona, corpo-mente.spirito, che soffre e il processo di cura necessita di un approccio olistico per poter essere realmente efficace.  E questo è tanto più vero in questo momento storico in cui la pandemia sembra colpire  principalmente il corpo, in particolare dei più fragili, mentre a distanza abbiamo scoperto come la malattia abbia colpito la mente, le relazioni, sociali, la spiritualità delle persone. In merito a questo ultimo aspetto, Papa Francesco, attraverso le parole di Matteo, ci sollecita ad orientare lo sguardo e riconoscere che uno solo è il Maestro al quale rimanere fedeli. Il discepolo di Gesù deve essere consapevole che il titolo di Maestro va applicato solo a lui, il Cristo di Dio.  Parole dure, nette, alle quali  è spesso difficile rimanere fedeli. Nell’ambito della sofferenza  e della malattia diventa fondamentale rivolgersi al  Maestro e affrontare con Lui le domande di senso alla ricerca di una nuova direzione esistenziale.

Il Santo Padre ci ricorda inoltre che solo se ci sentiamo tutti Fratelli potremo uscire da questo drammatico momento storico:  “infatti l’amore fraterno in Cristo genera una comunità capace di guarigione, che non abbandona nessuno, che include e accoglie soprattutto i più fragili”.

GIULIANO BINETTI 21 gen 13:28