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Brescia
di ADRIANO BIANCHI 28 mag 09:43

Ho negli occhi, porterò nel cuore

Ho negli occhi le tante pagine firmate in questi 14 anni di direzione del settimanale diocesano e del Centro delle comunicazioni sociali. Parole, immagini, voci, sequenze. Non semplici prodotti giornalistici, lettori e notizie, ma volti e storie di vita della nostra terra e della nostra Chiesa. Il ministero dei tre Vescovi bresciani che mi hanno dato fiducia, le vicende belle e tristi di questo tempo che solo le pagine di un giornale sanno consegnare al futuro.

Ogni volta che in questi anni ho avuto la ventura di sfogliare in archivio le vecchie edizioni di Voce ho provato una sensazione solenne di rispetto per quei fatti, per coloro che ne sono stati protagonisti, per chi ha avuto l’onere e l’onore di raccontarli. A un certo punto, la cronaca delle notizie diventa storia. È il compito che questo giornale adempie per la diocesi di Brescia, le sue parrocchie e i suoi paesi da quasi 128 anni. Fatti di vita semplice, popolare, condivisa, intrisa di fede, sudore e comunità. Siamo sempre stati un giornale del popolo perché giornale della Chiesa, giornale presidio di libertà, giornale del territorio.

Con questa consegna forte, dal prossimo 1° giugno, lascio a Luciano Zanardini la direzione della nostra testata diocesana che ebbe come fondatore il beato Giuseppe Tovini, perla del laicato bresciano.

Negli anni appena trascorsi siamo stati e abbiamo voluto restare, anzitutto, un giornale di popolo. Il modello storico dei settimanali cattolici italiani a cui apparteniamo è quello di strumenti di comunicazione popolare non solo nello stile delle notizie, ma soprattutto nell’ispirazione di fondo. Il nostro quadro di riferimento sociale ed ecclesiale, la maggior parte del nostro pubblico sono infatti costituiti dal popolo. È la storia che ci segna fin dalle nostre origini e che si esprime non in posizioni di ristretti gruppi di potere politico, economico o sociale, ma che vede nel tessuto sociale e culturale della Chiesa locale la risorsa per lo sviluppo di comunità fondate sulla giustizia e rispettose della trascendente dignità di ogni persona umana qualsiasi sia la sua origine, il suo stato sociale, le sue idee e la sua cultura.

Ancora. Siamo stati e abbiamo voluto restare un presidio di libertà e di pluralismo. Liberi perché poveri, poveri perché liberi. Poveri, tuttavia, non vuol dire né sprovvisti dei mezzi necessari per un lavoro dignitoso e un’informazione efficace, né obbligati a rinunciare ad assumere dimensioni aziendali. Duttili e resilienti. Ancora oggi, grazie ai giornalisti, ai dipendenti, agli amministratori della Fondazione San Francesco di Sales e ai tanti collaboratori del Centro delle comunicazioni sociali, siamo capaci di fornire un prodotto giornalistico professionale e degno di un’informazione la più completa possibile e scevra dalla tentazione dell’autoreferenzialità. Questo grazie soprattutto al sostegno da un lato del Vescovo e della nostra diocesi, che ha colto come non ci possa essere comunione nella Chiesa e nel territorio senza una buona comunicazione, e dall’altro dello Stato che fin ad ora ha riconosciuto nel nostro lavoro un servizio concreto alla libertà, al pluralismo, alla democrazia e alla coesione sociale.

Di questo sostegno non posso che ringraziare tutti e ciascuno. Non è mai venuto meno anche nei momenti di difficoltà, dei tagli e delle rinunce dolorose, come nei momenti dell'investimento per la necessaria innovazione tecnologica. Ci è parso di non aver perso il passo.

Siamo stati, infine, convintamente un giornale del territorio. Legati all’esperienza locale, senza mai chiuderci nelle ristrettezze localistiche, aperti alle innovazioni sociali, politiche e culturali, senza perdere di vista il patrimonio culturale, morale, di vita vissuta del messaggio evangelico e della storia di Brescia. Abbiamo raccontato da vicino, in questi ultimi mesi, la pandemia, i drammi del lavoro e della crisi, la vita dei più deboli. Abbiamo amato il giornalismo di prossimità, dando voce a chi non ha voce. È così che ci siamo impegnati a “fare opinione”, a formare coscienze libere e consapevoli. Lo abbiamo fatto da cattolici, speriamo con fede, lealtà e coraggio. Questa è l'eredità che ho avuto l’onore di servire. Chiedo venia se non sempre ci sono riuscito. Mi rimarrà impressa nella mente e negli occhi, ma soprattutto nel cuore.

A tutti, grazie.

ADRIANO BIANCHI 28 mag 09:43