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di ADRIANO BIANCHI 16 gen 14:07

I due Papi e le imbecilli tifoserie

Ancora una volta la vicenda è servita a chi voleva strumentalizzare la figura del papa emerito Benedetto e di papa Francesco per dare fiato alle polemiche e aizzare le imbecilli tifoserie dei conservatori e dei progressisti, ormai presenti ovunque, e di cui “i due Papi” sarebbero i principali testimonial. Un’operazione ingiustificabile

Il pasticcio sul libro editato come “scritto a quattro mani” da Benedetto XVI e dal Card. Robert Sarah sul tema del sacerdozio e del celibato dei preti è evidente. Un pasticcio che intristisce, soprattutto coloro che amano la Chiesa. Ancora una volta la vicenda è servita a chi voleva strumentalizzare la figura del papa emerito Benedetto e di papa Francesco per dare fiato alle polemiche e aizzare le imbecilli tifoserie dei conservatori e dei progressisti, ormai presenti ovunque, e di cui “i due Papi” sarebbero i principali testimonial. Un’operazione ingiustificabile di coloro che dentro e fuori la Chiesa vedono vantaggioso imporre l’idea di un clima divisivo. In realtà nella Chiesa cattolica le cose sono molto chiare e a questo ci si dovrebbe attenere. Anzitutto c’è solo un Papa ed è papa Francesco. Anche il pontefice emerito ha promesso a lui rispetto e obbedienza. Continuare a tirare per la veste il Papa emerito al fine di sostenere le proprie posizioni, evocando complotti, scismi o eresie come fanno alcuni, significa far torto principalmente a Benedettto che dal momento della rinuncia, l’11 febbraio del 2013, ha espresso chiaramente quale sarebbe stato il suo ministero: silenzio, discrezione e preghiera. La sua richiesta di ritirare la firma dal libro incriminato, pur concedendo un suo testo di 7 pagine, è coerente al suo stile e andrebbe rispettato. Altresì chi poi, per giustificare posizioni radicali, continua a rappresentare Francesco come il “Papa ultramoderno”, si pone sullo stesso piano. Il Pontefice argentino sta certamente cercando di attivare un necessario processo di riforma della Chiesa, ma questo non basta per schiacciarlo su posizioni estreme, che mai ha espresso.

Va anche detto che se una certa dialettica di opinioni nella Chiesa è legittima, oltre che ricorrente nei secoli, chi alimenta toni non evangelici, ma che hanno il sapore di anatemi e chiusure invalicabili dovrà assumersene la responsabilità davanti a Dio e a tutta la comunità ecclesiale. Dal punto di vista mediatico la polemica sul libro del card. Sarah è servita a far vendere qualche copia in più ai giornali e ad aumentare un poco l’audience delle tv (più o meno quanto la storia del “divorzio” dalla famiglia reale di Harry e Meghan). Ciò che invece questa vicenda lascia di preoccupante si può leggere, ancora una volta, nello svolgersi dell’opinione comune dei cristiani, dei preti e delle comunità parrocchiali. Penso allo sconcerto di molti fedeli. Penso al disagio di quei parroci che hanno a cuore la comunione nella propria comunità e che leggono questi segnali nei discorsi della gente, nei consigli pastorali, spesso anche nelle confessioni. Diventa difficile a volte medicare, giustificare, argomentare, salvaguardare soprattutto la freschezza e la verità del Vangelo insieme alla bellezza di vivere da cristiani nella Chiesa . La tentazione di lasciar perdere e di non farsi coinvolgere diventa per molti fortissima. Anche di questo le imbecilli tifoserie, e chi le alimenta, sono responsabili. In realtà se poco sappiamo di come Francesco e Benedetto abbiano intrattenuto un dialogo in questi sette anni di “inedita convivenza” di due pontefici in Vaticano forse farebbe bene al nostro immaginario collettivo provare a cogliere la chiave di lettura che il recente film del regista brasiliano Fernando Meirelle “I due Papi” ci ha offerto. Il racconto divertente e profondo del “probabile” dialogo, almeno nei contenuti, tra Ratzinger e Bergoglio su progresso e conservazione, riforme e rispetto della tradizione nella Chiesa ha sugli spettatori un’efficacia sorprendente. Sdrammatizza, intriga in modo intelligente e ci fa cogliere molte sfaccettature di due personalità molto diverse, insieme preoccupate di fare la volontà di Dio. Certo il cinema non è la realtà, è finzione, ma a volte aiuta ad andare oltre. Max Weber diceva: “Chi vuol avere visioni del mondo, vada al cinema”. Non basterà per dare visione a un modo diverso di sentirci Chiesa... anche se il tema resta urgente. 

ADRIANO BIANCHI 16 gen 14:07