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di ADRIANO BIANCHI 24 apr 15:08

Il 25 aprile è un fatto, non un’opinione

La Repubblica italiana ha questa storia, non la si può cambiare attraverso una riscrittura e non la si può usare per cambiare gli assetti attuali. La Storia è la Storia

“Il 25 aprile non è un’opinione, è un fatto”. È quanto afferma Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli. “La storia della Repubblica italiana si fonda sui valori sanciti dalla Costituzione: il 25 aprile è il simbolo della Liberazione dal nazi-fascismo. È incomprensibile e diseducativo il revisionismo intorno ad una data che dovrebbe invece unire tutto il Paese.

Ogni città, − sottolinea Rossini− ogni Stato, ogni civiltà ha bisogno di un fatto, di una narrazione assunta come mito fondativo. Il mito fondativo trasmette una visione del mondo, dei valori che servono da insegnamento agli uomini attuali e alle generazioni future. Il 25 aprile è il mito fondativo della Repubblica italiana, è la guerra (vinta) di liberazione dall’invasore tedesco e dalle forze nazi-fasciste. Questa è la storia. Non aggiungiamo nulla, perché i fatti sono fatti. Gustavo Zagrebelski ha scritto qualche anno fa che il mito fondativo non va cristallizzato, perché quando si riduce a folklore, allora muore: il mito richiede sempre dialettica.

Oggi potremmo anche dirla così: un mito resiste a tre condizioni, la prima è che sia condiviso dalla maggior parte dei cittadini, la seconda è che una parte dei cittadini lo possa criticare; la terza che l’istituzione politica perseveri nel dare solennità alla memoria, alla Storia.. Grazie alla dialettica il mito mantiene la sua forza e il suo vigore: in una parola, mantiene la sua attualità. D’altra parte Eraclito sosteneva che il conflitto fosse “padre di tutte le cose”: e non lo diceva tanto per amore della guerra. Proprio oggi, proprio nella nostra Italia, dobbiamo prendere atto che in una città viva, in una società complessa dove sono presenti più culture, non possa esserci la perfetta e indiscutibile acquiescenza verso ogni valore. In un Paese come il nostro l’esercizio della critica consente di ravvivare la memoria, anche grazie al mito fondativo, che ripropone con forza quei principi fondativi”. A riprova di questo schema anche quest’anno la dialettica sul 25 aprile non è certo mancata e abita il contesto del dibattito prelettorale.

“Leggo − scrive Di Maio su Facebook − che qualcuno oggi arriva persino a negare il 25 aprile. Lo trovo grave. Non è alzando le spalle e sbuffando che questo Paese cresce. E poi è curioso che coloro che oggi negano il 25 aprile siano gli stessi che però hanno aderito al congresso di Verona, passeggiando mano per la mano con gli antiabortisti. Il 25 aprile - continua il leader pentastellato - è una festa nazionale della Repubblica Italiana. Non è questione di destra o di sinistra, ma di credere nell’Italia e di rispettarla”. Dal canto suo Salvini rilancia: “Le polemiche le lascio volentieri ad altri - dice il leader della Lega, confermando che il 25 sarà a Corleone - Per celebrare il sacrificio di chi ha combattuto per la libertà dell’Italia, sarò in mezzo alle donne e agli uomini della Polizia di Stato di Corleone, per ringraziarli del fatto che ogni giorno rischiano la loro vita per liberare la Sicilia e l’Italia dalla mafia. Onorare il passato preparando un futuro migliore, questo faccio da uomo, da padre e da ministro”. Sulla critica ci siamo. Tornando però al senso dei principi fondativi il presidente delle Acli ribadisce che essi, per la nostra Repubblica, “continuano a incarnarsi nella Costituzione. La Costituzione è la figlia di quella stagione: finché ci sarà lei, il 25 aprile troverà una sua traduzione scritta e ordinativa. E non è poco”. È importante pertanto che “l’istituzione politica perseveri nel dare solennità alla memoria, alla storia. L’istituzione che non lo fa tradisce la storia dalla quale è nata.

La Repubblica italiana ha questa storia, non la si può cambiare attraverso una riscrittura e non la si può usare per cambiare gli assetti attuali. La Storia è la Storia”. Festeggiamo allora il 25 aprile, accettando l’inevitabile critica del momento e superando l’indifferentismo di chi sostiene che in fondo non ricorda alcunché di particolare. Facciamolo chiedendo che le istituzioni e gli italiani tutti siano fermi nel ricordare il fondamento del nostro vivere comune, della Repubblica e delle sue ragioni.


ADRIANO BIANCHI 24 apr 15:08