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Brescia
di ADRIANO BIANCHI 12 nov 15:33

Il Messale, scuola di comunità

“Roba” da preti o scuola di comunità? La terza edizione in italiano del Messale romano di san Paolo VI è un’opportunità unica per aiutare il popolo di Dio a entrare sempre più nel mistero d’amore della Trinità. Questa la forma mentis da acquisire per accostarsi a questo libro come risorsa per la vita spirituale e missionaria della comunità cristiana. Il volume liturgico, in uso dall’Avvento anche a Brescia, presenta la ricca tradizione della Chiesa che prega e fa pregare. È insieme preghiera e modello di preghiera e potrebbe diventare, con le sue collette e le sue anafore, fonte di ispirazione per gli incontri di preghiera in comunità. Andrà conosciuto, spiegato e meditato da tutti i fedeli. Non quindi solo un libro dei preti e “per dire Messa”, ma anzitutto una scuola di comunità per tutto il popolo di Dio. È nel popolo e per il popolo infatti che la liturgia ha senso e significato. Molto di più, quindi, dei “ritocchi” del Padre Nostro su cui si è fermata l’attenzione dei giornali. Il Messale non è a una semplice partitura da eseguire, ma ci potrà aiutare a prendere sul serio quello che il vescovo Pierantonio, a più riprese, ci ha invitato a fare: mettere al centro della nostra vita l’eucaristia attraverso la riscoperta dell’ars celebrandi. “La liturgia è vita – ha ricordato papa Francesco – e non un’idea da capire”. È l’incontro della vita di Dio con la nostra vita. La vita di ogni giorno che è portata sull’altare perché sia trasformata dall’amore di Dio e perché negli eventi quotidiani brilli sempre la sua presenza provvidenziale. Nella Messa, quindi, si celebra la vita. In quest’ottica va letta la principale modifica al Padre Nostro: da “non ci indurre in tentazione” a “non abbandonarci alla tentazione”. Infatti il Padre non ci lascia soli nell’affrontare le avversità, ma ci dona la grazia apportatrice di salvezza e ci offre mezzi per resistere nel momento del pericolo. Se quindi la liturgia è vita, la sfida più grande, anche col nuovo Messale, resterà la partecipazione attiva delle persone alla liturgia. Serve l’impegno di tutti per aiutare tutti ad assaporare la bellezza semplice dell’azione liturgica. 

La celebrazione, infatti, non è fatta solo di parole, ma di gesti che armoniosamente riconducono all’incontro tra Dio e la creatura. Il linguaggio non verbale non è un qualcosa di secondario e implica il coinvolgimento di tutti i sensi. Attraverso i gesti liturgici dovremmo entrare nella sfera affettiva di ogni singolo credente. La proclamazione della Parola, il canto, il silenzio, le vesti, le suppellettili mirano a ricondurre ciascuno nell’abbraccio amorevole di Dio che con noi ama, consola, geme e gioisce, incontra ogni nostro istante, orienta, eleva e ispira ogni pensiero e sentimento. Spesso invece le celebrazioni scadono nel minimalismo liturgico, nell’eccesso di rubricismo o in una presunta originalità spesso pacchiana. Dovremmo quindi forse interrogarci di più sulla qualità delle nostre celebrazioni e non tanto sui numeri; fare un esame di coscienza su come il sacerdote aiuti il popolo a partecipare e chiederci se i gesti liturgici sono semplici o complicati o troppo fantasiosi per cui distraiamo i fedeli dal percepire l’unione con Cristo. La via del Messale di san Paolo VI resta quella della “solenne” semplicità. L’eucaristia è una vera e propria scuola di vita e ha un metodo, un programma e dei partecipanti. Questi ultimi sono la nostra gente: i giovani che vivono la maggior parte del tempo sui social; i piccoli e gli adolescenti che partecipano al catechismo; gli anziani che trovano nella parrocchia un luogo familiare. Tutti dobbiamo aiutare. Sappiamo che la gestualità liturgica non è sempre compresa e le omelie spesso sono poco aderenti al Vangelo e alla realtà in cui viviamo. Il Messale diventa il libro per la formazione del popolo di Dio, perché ha un metodo: partecipazione, interiorizzazione e testimonianza. Durante il blocco del Covid abbiamo sperimentato che la liturgia forma a fare Chiesa. Celebrando in streaming abbiamo avvertito “la mancanza” del popolo di Dio. Ci è mancata l’emozione di stare insieme a pregare per essere in Cristo. Alla scuola del Messale impariamo la comunione e l’essere comunità.

ADRIANO BIANCHI 12 nov 15:33