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di ADRIANO BIANCHI 15 mar 12:12

Il “mestiere” del sindaco

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I volti dei sindaci bresciani sono impastati di passione e concretezza. Non si notano grandi differenze nei tratti e nei modi. Anche se le storie sono diverse, le appartenenze partitiche distanti, il minimo comun denominatore non cambia: in tutti sono evidenti competenza, buon senso e passione per il bene della propria comunità

I volti dei sindaci bresciani sono impastati di passione e concretezza. Non si notano grandi differenze nei tratti e nei modi. Anche se le storie sono diverse, le appartenenze partitiche distanti, il minimo comun denominatore non cambia: in tutti sono evidenti competenza, buon senso e passione per il bene della propria comunità. Incontrarli, ascoltare cosa li preoccupa e li emoziona del loro “mestiere” di primi cittadini ci fa bene. L’abbiamo fatto questa settimana dialogando coi sindaci di Iseo, Palazzolo e Travagliato e lo faremo anche nelle prossime settimane con altre iniziative editoriali. Anzitutto questi incontri risvegliano in noi l’idea che il senso civico, l’amore per la propria città, che molti ritengono perduto in tanti cittadini, non sia del tutto caduto nell’oblio. L’occasione di un voto amministrativo, come quello del probabile prossimo 26 maggio quando 147 Comuni bresciani andranno alle urne per rinnovare i consigli comunali, sta già facendo emergere un tessuto ricco e vivace in tanti paesi della provincia. Liste, persone, giovani e anziani, idee, programmi, incontri, confronti nelle prossime settimane daranno contezza che la vita della città sta a cuore a molti bresciani, più di quelli che immaginiamo. La fibrillazione che si respira in ogni comunità trova sintesi in quel “I care” di milaniana memoria. “M’importa”, “m’interessa”... questo ci dà speranza. In secondo luogo ascoltare i primi cittadini ci serve per un doveroso bagno di realtà. Chi si confronta con loro comprende che nessuno di loro è un superuomo. Ogni istituzione ha delle regole e spesso il programma ideale di una città si deve scontrare con una realtà che è fatta di “stop and go”, di risorse che non bastano mai, di meccanismi amministrativi che vanno conosciuti. La parola “detto, fatto”, nella pubblica amministrazione non esiste. Devono esistere, però, la pazienza, l’umiltà dei piccoli passi, la creatività per soluzioni intelligenti e lecite.

E poi il lavoro di squadra tra politici, tecnici e cittadini è l’unica cosa che paga nei risultati e che fa di un governo della città un buon governo. Infine l’ascolto dei primi cittadini mette in luce le attese e il carattere della gente. I sindaci vivono una vicinanza unica con i loro elettori. La gente li cerca, parla con loro, nel bene e nel male. Da loro si attende la risposta, possibilmente immediata per ogni disagio. La responsabilità di ciò che accade nel loro territorio gli è imputata in maniera automatica, quasi che solo per i cittadini esistano i diritti, mentre i doveri siano solamente dalla parte degli amministratori. Nemmeno i bresciani, generalmente gente generosa e solidale, sono esenti dal rischio di un individualismo che porta un po’ tutti a vedere prima i propri bisogni. “Il comune − dice il cittadino medio − deve riparare le buche davanti a casa mia”. Fa niente se 100 metri più in là si è aperto un cratere che magari mette a rischio la vita delle persone. Siamo fatti così! E oggi, nel tempo dei social network, diventiamo sempre più polemici e aggressivi su ogni stupidaggine. Sono sempre più convinto che una buona comunicazione costruisce una buona comunità, mentre una cattiva comunicazione ne costruisce una cattiva. Alimentare la polemica nei gruppi Facebook “sei di... se”, dare slancio a certa stampa spazzatura che vive dei gossip e dei finti scandali da retrobottega, non migliora la vita della comunità.


Certi produttori di fake news andrebbero solo ignorati e isolati dalla comunità. Non basta il lavoro dei sindaci per proteggerci; è un male che possiamo evitare solo mettendoci insieme e difendendo la serenità delle comunità. Le critiche costruttive vanno ascoltate. I molestatori nei social vanno “bannati” e certa stampa va boicottata non comprandola.
Dai sindaci ci viene una lezione preziosa del tanto bene che si fa e del tanto che resta da fare. A tutti i cittadini l’invito a non perdere l’occasione di questo tempo preelettorale per tenere aperto il confronto e magari lasciarsi appassionare dal fascino del servizio al bene comune.

ADRIANO BIANCHI 15 mar 12:12