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di ADRIANO BIANCHI 17 mag 09:43

Il Rettore che lascia

Il passaggio di consegne avverrà in estate, ma l’annuncio del Vescovo è arrivato la scorsa settimana, prima al Consiglio presbiterale riunito a Montecastello, e poi alla comunità del Seminario. Mons. Gabriele Filippini lascerà a breve l’incarico di guida della comunità di formazione dei preti bresciani

Il passaggio di consegne avverrà in estate, ma l’annuncio del Vescovo è arrivato la scorsa settimana, prima al Consiglio presbiterale riunito a Montecastello, e poi alla comunità del Seminario. Mons. Gabriele Filippini lascerà a breve l’incarico di guida della comunità di formazione dei preti bresciani. Era in via delle Razziche dal 2014. Cinque anni. Un tempo breve? Qualcuno potrebbe pensarlo. Un tempo certamente denso perché arduo, carico di responsabilità, ma anche, credo, di una gioia interiore non comune. Di certo, l’incarico più gravoso che un Vescovo potrebbe chiedere a un prete diocesano.

Arduo anzitutto perché continuamente esposto al giudizio dei confratelli, della diocesi e delle comunità. Al rettore si chiede di “fabbricare” preti santi, umili, adatti ai tempi. Presbiteri preparati dal punto di vista teologico, solidi dal punto di vista spirituale, capaci di relazione interpersonale, buoni animatori e pastori di comunità.... insomma perfetti, quasi dei supereroi da far sbarcare nelle parrocchie bresciane a seminare Vangelo e raccogliere abbondanti frutti di bene. Di tutte queste attese il seminario nel suo complesso (insegnanti, educatori, padre spirituale) è ritenuto responsabile, ma in particolare il rettore è il destinatario di un mondo di istanze spesso anche tra loro contraddittorie.

A lui si chiedono risposte facili a soluzioni complesse, di trasformare la “stoffa” dei ragazzi e giovani che arrivano all’inizio del cammino di formazione in un “abito talare” su misura per la Chiesa e la società di oggi. Naturalmente chi chiede ha la sua idea di prete, di Chiesa e di società che non sempre combaciano. In mezzo ci stanno le persone, il loro cammino e la loro fragilità, la loro disponibilità a mettersi in gioco e certamente anche dei modelli educativi che continuamente devono essere ripensati.

In questo senso vanno lette anche le parole che il vescovo Pierantonio ha consegnato ai presbiteri il giovedì santo e le scelte su cui stanno ragionando per il futuro del seminario gli organismi di sinodalità. Ecco l’ardua impresa. Poi c’è la responsabilità. Al rettore, il Vescovo, durante il rito dell’ordinazione presbiterale, chiede ogni volta circa i candidati: “Sei certo che ne siano degni?”. E al rettore tocca esprimere il giudizio della comunità cristiana e di coloro che ne hanno curato la formazione dicendo: “...posso attestare che ne sono degni”. Un carico di responsabilità impegnativo. Al lui spetta la sintesi del percorso vissuto, spetta l’onere e la gioia di presentare a Dio e alla Diocesi i preti di domani. In lui deve permanere la certezza morale che coloro che si sono formati al ministero saranno almeno disponibili ad accogliere il dono e a farlo crescere durante la loro vita. Cosa passa nel cuore di ogni rettore in quel momento? Poi c’è, come in ogni ministero, anche la gioia interiore, una gioia in questo caso non comune. Chiederemo anche a don Gabriele di raccontarcela nelle prossime settimane in vista dell’ordinazione dei nostri 7 diaconi. Perché se un parroco gioisce quando vede i segni del Vangelo che crescono nelle famiglie, nelle persone che incontra nella sua parrocchia, quanta potrà essere la gioia di un rettore che vede in un giovane il germe di una chiamata al sacerdozio sbocciare, prendere forza e tradursi nel “sì di tutta la vita”? Anche per questo non possiamo non essere grati a mons. Filippini per questi anni di dedizione al Seminario di Brescia. È nella logica delle cose che molto cammino resta da fare, e qualcosa si potrà di più e di meglio anche in futuro, ma è di don Gabriele la capacità di aver aiutato la diocesi e noi preti a sentirci più vicino allo sforzo educativo per i futuri preti. È con il tratto intelligente e di paterna benevolenza che l’ha sempre contraddistinto che ha donato anche questo tempo del suo ministero. Ora è tempo di un altro pezzo di cammino.

ADRIANO BIANCHI 17 mag 09:43