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Brescia
di ADRIANO BIANCHI 23 apr 09:16

Il rischio ragionato e l'azzardo

Tutti pronti alle riaperture. Da lunedì 26 aprile il metamessaggio per gli italiani, che va oltre le reali disposizioni normative, potrebbe essere: liberi tutti! Il rischio ragionato valutato dal Governo Draghi, e su cui si è costruito il nuovo decreto in vigore fino al 31 luglio compreso il probabile passaggio in zona gialla anche della Lombardia, si fonda su dati evidenti. In primis un reale calo dei contagi (un po’ meno quello dei decessi); una minore pressione sugli ospedali; l’accelerazione della campagna vaccinale (che però va poco oltre le 15 milioni di dosi somministrate, ad oggi) e, non da ultimo, quel senso di responsabilità dei cittadini senza il quale non potremo vincere questa battaglia contro il Covid 19. A ben guardare, però, la scelta compiuta sulle riaperture, e sul rischio ragionato, è stata frutto di una pressione sempre più crescente e dei segnali preoccupanti giunti dalle piazze italiane nei giorni scorsi: il disagio sociale ha iniziato a trasformarsi in rabbia e violenza fuori controllo. Protagoniste sul campo le categorie economiche più colpite dalle chiusure, che hanno legittimamente fatto sentire la loro voce. Un po’ meno giustificati sono stati i blocchi forzati di autostrade e servizi pubblici e le cariche alla polizia fomentate da qualche gruppo estremista infiltrato. Qualche parte politica, più di altre, ha cavalcato la protesta. L’esito è che la pressione sul Governo è divenuta insostenibile fino alla necessità di dare un segnale aperturista, fosse solo per limitare i danni. Quindi, adesso si riapre. Tutti più o meno felici. In verità gli osservatori più attenti, meno ideologici (tra cui anche molti scienziati e qualche esperto economico), hanno messo sotto accusa questa decisione. Il ragionamento, in sintesi, mi pare questo: abbiamo davanti l’intero mese di maggio e poi l’estate. Lo scorso anno nonostante lo choc l’abbiamo vissuta con relativa serenità: siamo stati in vacanza, abbiamo fatto le attività estive, siamo stati a cena fuori e per qualche settimana abbiamo pure abbandonato la mascherina all’aperto.

Sarà così anche l’estate che ci aspetta, al di là delle regole pubblicate in questi giorni? Vorrei essere anch’io fortemente ottimista e pensare che siamo davanti a un graduale processo di riapertura che non vedrà più marce indietro; purtroppo, però, i mesi scorsi ci hanno consegnato un’esperienza di “apri e chiudi”, di giallo e poi di nuovo di arancione e rosso che ci ha condotto all’esasperazione di oggi. Forse è stato “un balletto” necessario. Altri Paesi, come la Gran Bretagna, hanno fatto scelte diverse. Solo la storia ci dirà chi ha fatto la scelta migliore. Altresì potrebbe essere lecito chiedersi se non sarebbe stato più saggio spingere almeno fin verso la fine di maggio i limiti di maggior cautela, in modo da garantirci un’estate realmente più serena. Il rischio potrebbe portarci a vivere un mese di maggio “in allegria” e di ritrovarci poi tutti nei mesi di giugno e luglio in zona rossa con gravissimi danni soprattutto per quei comparti, come il turismo, che hanno puntato tutto sull’estate. Se non potremo dare almeno qualche settimana di estate serena, dopo un inverno horribilis, agli italiani, quali saranno i danni non solo economici, ma psicologici e sociali? Non è che più che un rischio ragionato le aperture di oggi rappresentino un insensato azzardo che, come già visto in Sardegna, ci farà ripiombare nel baratro? Espresso il dubbio pertinente, tocca ora alla politica dare risposte e prendere decisioni. Abbiamo sempre la speranza che “andrà tutto bene”, ma il buon senso e la pazienza, che rischiano di avere un limite per tutti, non smettono in tanti di suggerire considerazioni e valutazioni di cui è bene tener in conto. Qualcuno giustamente è chiamato a fare la sintesi. Va rispettato e valutato nelle sue responsabilità. Buon per lui e per noi se avrà ragionato bene. Ai cittadini, per quanto compete, resta l’onere di non abbassare la guardia, di non smettere di usare attenzione e prudenza. Questo status di “libertà vigilata” per adesso non può che continuare. Non permettiamogli però di tarparci la voglia di vivere e di sognare un domani migliore.

ADRIANO BIANCHI 23 apr 09:16