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di ADRIANO BIANCHI 02 mar 11:48

La Casa del misericordiare

Camminare non da soli, tappe, discernimento e decisione sono le parole che disegnano il quadro di riferimento dentro cui va letta la comunicazione data al Consiglio presbiterale dello scorso 28 febbraio dal vescovo Pierantonio di ritenere “decaduto il progetto sulla Casa del misericordiare”

“Solo colui che ha percorso la strada, sa dove le buche sono più profonde” diceva lo scrittore americano Charles D.Warner. Metafora suggestiva quella del cammino che ben si presta a interpretare tante vicende della vita personale, ma anche le conquiste, le sfide e le cadute di ognuno di noi. Metafora, altresì, che vale anche per la storia di ogni comunità e, perché no, anche per la vita della Chiesa. Camminare non da soli, tappe, discernimento e decisione sono le parole che disegnano il quadro di riferimento dentro cui va letta la comunicazione data al Consiglio presbiterale dello scorso 28 febbraio dal vescovo Pierantonio di ritenere “decaduto il progetto sulla Casa del misericordiare”.

Un’idea che aveva avuto origine nell’anno giubilare, approfondita nella fattibilità dalla Caritas diocesana intorno a una parte dell’immobile di via Bollani non ancora utilizzato, ed esaminata ultimamente nella sua fase di progetto preliminare negli organismi diocesani. Poi la decisione definitiva del vescovo Pierantonio che non si è fatta attendere. Il progetto, molto articolato e complesso, era teso a rispondere ai bisogni dei poveri e dei giovani. L’investimento di risorse economiche sarebbe stato rilevante e la disponibilità di una serie di enti e istituzioni pronte a sostenerlo si era già in parte manifestata. Non è bastato.

I Consigli presbiterale e pastorale diocesani hanno esplicitato una serie di motivi problematici riconducibili alla sostenibilità gestionale, alle finalità educative, alla ricaduta e al coinvolgimento del territorio e a un impegno forse troppo polarizzato sulla città di questa realizzazione e hanno espresso in maggioranza una mozione negativa. Va dato atto, ed è indubbio, che molti abbiano lavorato (Caritas diocesana in primis) e si siano spesi per dare corpo a un desiderio che il vescovo Luciano aveva espresso: “Un’opera che fosse chiaramente espressione del volto misericordioso della Chiesa bresciana nell’anno giubilare della Misericordia”.

Intervenendo davanti ai sacerdoti il vescovo Tremolata ha ribadito: “Se la decisione è questa, in ogni caso non intendo lasciar cadere il desiderio del vescovo Monari di realizzare un’opera di carità. Vorrei rilanciare una proposta condividendo un percorso con tutti coloro che si occupano di carità in diocesi”. Ecco allora la sfida: ricomprendere il percorso probabilmente in modo più condiviso e sinergico. Sarà pertanto il Vescovo stesso a convocare tutti gli enti interessati per valutare una nuova opera che guardi ai poveri e ai giovani magari con una più spiccata attenzione al territorio diocesano e meno centrata sulla città, valorizzando anche il tanto che già è in atto. “Le osservazioni di questo Consiglio, e non solo, sono state molto preziose. Ringrazio − ha sottolineato Tremolada − soprattutto per come abbiamo ragionato insieme. La nuova proposta sarà sottoposta poi nuovamente agli organismi di sinodalità per giungere infine a una decisione”. Lasciatemi dire: anche questo è il nuovo vescovo di Brescia, e anche attraverso questo suo modus operandi stiamo imparando a conoscerlo. Il percorso, le tappe, le persone, le argomentazioni a confronto su ogni aspetto della vita diocesana valgono più, o almeno tanto quanto la meta, la decisione finale, la bontà e l’efficacia di una proposta. È lo stile della sinodalità vissuto con trasparenza, che non si presta alle strumentalizzazioni, al pettegolezzo o alle rivendicazioni di parte, ma si nutre dell’invocazione dello Spirito e dei suoi doni e va a vantaggio dell’annuncio del Vangelo e del bene della Chiesa. Sempre con questo stile si apre ora un tempo di discernimento su come la diocesi si dovrà reimpostare nei compiti, nei ruoli e nelle responsabilità per gli anni futuri. Anche per questo cammino avremo bisogno di coraggio e di fede. E chissà che, camminando, magari impareremo meglio anche questo stile di cammino. Se per strada ci sorprenderà poi qualche “buca profonda” o “qualche caduta” almeno non saremo soli: qualche compagno di viaggio saprà certo sostenerci.


ADRIANO BIANCHI 02 mar 11:48