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di LUCIANO ZANARDINI 05 mag 2022 09:33

La crepa e la luce

Quella preghiera, subito, per gli assassini. E poi il perdono. Alcuni anni fa ebbi l’occasione di ascoltare la testimonianza straordinaria di Gemma Calabresi. La stagione del terrorismo degli anni Settanta e Ottanta ha mietuto tante vittime e ha distrutto molte famiglie, tra queste quella del commissario Luigi Calabresi assassinato il 17 maggio del 1972. L’odio e il rancore sono sentimenti che spesso trovano spazio nelle pieghe della nostra vita non in quella di Gemma. La sua esperienza è raccontata nel libro “La crepa e la luce”(Mondadori). È la storia di una donna che, ad appena venticinque anni, si ritrova vedova con due figli piccoli (Mario e Paolo) e incinta del terzo (Luigi) che nascerà pochi mesi dopo la morte del padre. Ha cresciuto i suoi tre bambini e ha allargato la sua famiglia con un altro figlio, Uber, nato dal matrimonio con il poeta e pittore Tonino Milite. “Ho 75 anni, non so quanto ancora durerà questo mio viaggio qui. Scrivo questo libro per lasciare una testimonianza di fede e di fiducia. Per raccontare l’esperienza più significativa che mi sia capitata nella vita, quella che le ha dato un senso vero e profondo: perdonare”. Lei, che aveva tutto il diritto di essere arrabbiata, ha compreso che tutto questo non l’avrebbe aiutata, ma l’avrebbe solamente spenta e incattivita. Non è stato un percorso facile. Gemma ha cercato di sopravvivere al lutto e di reagire alla morte del marito. Quel 17 maggio di 50 anni fa sprofondò sul divano quando il parroco le comunicò la scomparsa di Luigi. Cattolica per tradizione di famiglia, ma nulla di più, lì, sul quel divano, racconta di avere incontrato Dio, di avere avuto una sorta di conversione. Al dolore fisico fece seguito una sensazione di profonda pace interiore sintetizzata dalla frase rivolta al parroco: “Diciamo un’Ave Maria per la famiglia dell’assassino”. Con il passare degli anni, ammette di avere pensato anche alla vendetta. “La fede non toglie il dolore, ma lo riempie di significati. Ci sono stati anni bui, di tristezza, abbandono, pianto, e sì, sognavo di ammazzarli. Però mi ricordavo di quel divano”.

A tanta violenza ha risposto con un grande amore. La madre le suggerì, per il necrologio del marito, la citazione delle parole di Gesù in croce: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Sulla croce non è Cristo che perdona. Chiede al Padre di farlo. È un uomo, per questo non riesce. “Scoprire che non dovevo perdonare io chi aveva ucciso Luigi mi ha liberato”. Dove ha recuperato la forza e l’entusiasmo per ripartire? Nella preghiera. E, anche se il mondo potrebbe non comprenderla, non si vergogna a scriverlo e a narrarlo. Lei, insegnante di religione alla scuola primaria e terziaria francescana, ha semplicemente messo in pratica il Vangelo che ha una forza dirompente e che, se preso sul serio, sconvolge il nostro modo di pensare. E anche chi è lontano non può non accorgersi quando il suo sguardo incrocia quello di una persona segnata dall’incontro con Cristo. Del resto, citando il beato Rosario Livatino (a 38 anni, nel 1990, il giudice “ragazzino” fu ucciso dalla mafia), “quando moriremo nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti ma credibili”.
Il 9 maggio si ricordano in Italia tutte le vittime del terrorismo. A mezzogiorno anche il vescovo Tremolada sarà presente in Piazza Loggia per pregare davanti alla stele dei Caduti. Il dovere della memoria è l’unico balsamo che, insieme alla sete di giustizia (non di vendetta), può lenire il dolore della strage.


Venerdì 6 maggio alle 20.45 al Parco Villa Fanti Rovetta Gemma Calabresi presenta il suo libro “La crepa e la luce “ (edizioni Mondadori). A cinquant’anni dalla morte del commissario Calabresi arriva in libreria la testimonianza di amore e perdono della donna che è riuscita non solo a sopravvivere alla tragedia dell’uccisione del marito, ma a essere anche una delle voci più forti nel raccontare quegli anni. Dopo “Spingendo la notte più in là”, in cui il figlio Mario Calabresi ha raccontato la storia della sua famiglia, in un resoconto intimo e commovente Gemma Calabresi Milite narra il percorso di vita e di fede compiuto dai primi giorni dopo l’assassinio fino a oggi. Oltre all’autrice, intervengono il ministro Marta Cartabia, il vescovo Pierantonio Tremolada e il regista Marco Bellocchio. Modera la serata, Aldo Cazzullo. In caso di pioggia, l’incontro si terrà nella Sala Civica dei Disciplini. L’iniziativa è promossa da “Castenedolo Incontra - Associazione Culturale Mino Martinazzoli e Aldo Moro”.


LUCIANO ZANARDINI 05 mag 2022 09:33