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Brescia
di GIANCARLO PARIS 25 giu 13:37

La forza della consolazione

Padre Giancarlo Paris spiega come sono stati vicini i frati della chiesa di San Francesco alla comunità durante l'emergenza

Durante la quarantena come frati ci siamo chiesti come avremmo potuto continuare a stare vicino alla gente. Le preghiere trasmesse su Facebook avevano un seguito scarno ma ci incoraggiavano i messaggi della gente che attraverso di esse sentiva i frati vicini e trovava nella preghiera la forza per superare la paura. Il personale era a casa, così ci alternavamo in portineria per la distribuzione del cibo ai poveri. Cominciarono ad arrivare alcune telefonate di anziani soli o di persone che in famiglia erano state colpite dal virus e dal lutto. Il telefono è stato un contatto continuo per pregare insieme, per annunciare la speranza nella risurrezione. Senza accordarci abbiamo scoperto che nel pomeriggio a turno, frati e postulanti, ci alternavamo per l’adorazione eucaristica per dare forza a medici, infermieri, malati… Alcuni ci ringraziavano e invitavano a pregare ogni giorno. Abbiamo scelto di essere vicini ad alcune comunità di consacrate che vivevano l’esperienza del coronavirus: la preghiera davanti all’Eucaristia dava coraggio. Alcuni medici e infermieri col passa parola iniziarono a mandarci le intenzioni di preghiera da porre davanti a Gesù.

Abbiamo pregato anche per una coppia di coniugi, entrambi infermieri, costretti a vivere in due appartamenti diversi per proteggersi. Ci colpì la storia di un volontario della Croce Rossa che per generosità è stato colpito dal virus lasciando moglie e figli. Abbiamo chiamato quella sposa per dire la partecipazione al suo dolore. Ha richiamato più volte ringraziando o chiedendo parole di speranza quando sentiva la tristezza farsi insopportabile. Ricordo un episodio particolare, un lutto improvviso legato ad una tragedia improvvisa: persone vicine alla famiglia mi chiesero di farmi prossimo perché quel dramma era troppo doloroso e questa famiglia non aveva il conforto della fede. I genitori mi vennero incontro, prima la mamma, poi il padre: furono lacrime e parole di getto, ma alla fine ringraziarono per la solidarietà, si sentirono meno soli e spero che abbiano sentito l’amore di Dio. La sofferenza degli altri ci rende coraggiosi e ci spinge ad uscire da noi stessi. C’è anche la consolazione ricevuta: ricordo i messaggi dell’Imam Hamin, che si informava ogni settimana sulla salute dei frati e prometteva la preghiera della sua comunità, così anche noi abbiamo pregato per lui e per la sua comunità. Il Covid stranamente ha creato vicinanze inaspettate e non solo lontananze.

GIANCARLO PARIS 25 giu 13:37