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di GIANCARLO PARIS 14 set 14:53

La Lectio divina in tutte le parrocchie

La lectio è nata in ambito monastico. Parola pregata, ascoltata, studiata, amata, vissuta

Nei giorni scorsi in Cattedrale, il vescovo Pierantonio Tremolada incontrando il clero per la Liturgia penitenziale, ha espresso il desiderio che in tutte le parrocchie si tengano incontri di Lectio Divina. Queste le sue parole: “Vorrei che diventasse patrimonio del popolo di Dio, della nostra Chiesa e dei giovani”. La lectio è nata in ambito monastico. Parola pregata, ascoltata, studiata, amata, vissuta. Parola meditata attraverso la Scrittura stessa. Da molti anni ormai la lectio è uscita dai monasteri, ed è entrata nelle parrocchie e nelle case.

È stato il Concilio Vaticano II con la Costituzione dogmatica Dei Verbum a raccomandarla a tutti. Al n. 25 la costituzione parla di “lettura spirituale assidua” e di “pia lettura” raccomandata in modo particolare ai chierici, ai diaconi, ai catechisti.

La Parola pregata è rivelazione: Dio stesso si mostra, si racconta, si consegna ma non in modo da essere trattenuto. Il Salmo 62 al versetto 12 recita: “Una Parola ha detto Dio, due ne ho udite” perché la Parola eccede ogni nostra comprensione ed essendo viva ed efficace si rinnova nella persona e nella storia. La suddivisione classica della Lectio si traduce in cinque momenti: lectio, scrutatio, meditatio, oratio, contemplatio. Ma oggi sinteticamente viene presentata in tre momenti accompagnati da altrettante domande che facilitano la persona che l’accosta: Lectio: Cosa dice questa Parola? Meditatio: Cosa dice a me oggi questa Parola? Oratio: Che cosa rispondo al Signore in relazione a questa Parola?

In ambito francescano dovremmo aggiungere che la Lectio è principalmente contemplazione del Volto di Gesù, “quello che Egli disse, fece e patì” (Parafrasi del Padre Nostro di San Francesco) cioè parole, gesti, sentimenti del Figlio di Dio ed essendo parola meditata in fraternità, in famiglia si arricchisce della condivisione che come la moltiplicazione dei pani porta ad un’abbondanza di Parola (Collatio).

San Francesco chiede di “inclinare l’orecchio del cuore” perché la Parola non si ascolta con le orecchie ma con il cuore. Essa agisce sulla volontà, sul mondo interiore della persona e sul suo centro propulsore. Così se il compito del Demonio è dividere, la Parola ricostituisce il credente in un tutt’uno armonioso. Ricorriamo all’Esortazione Apostolica Gaudete et Exsulate al n.151 che con parole efficaci esprime il nostro pensiero: “È la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità”.

Sempre Francesco d’Assisi all’incipit della Regola scrive che i frati devono “vivere il Vangelo”. La Lectio diventa allora non solo meditazione ma orientamento di vita, scelta che si compie nel cuore. Il card. Carlo Maria Martini con parole chiare, dirette ed efficaci scriveva: “Io non mi stancherò ma di ripetere che la lectio è uno dei mezzi principali con cui Dio vuole salvare il nostro mondo occidentale dalla rovina morale che incombe su di esso per l’indifferenza e la paura di credere.

La lectio è l’antidoto che Dio propone in questi ultimi tempi per favorire la crescita di quella interiorità senza la quale il cristianesimo rischia di non superare la sfida del terzo millennio”.

E il mastodontico parroco di Torcy, raccomandava al giovane prete di Ambricourt, nel romanzo Il Diario di un parroco di campagna di G. Bernanos: “E noi l’abbiamo custodita la parola? La parola di Dio! È un ferro rovente la parola di Dio. E tu che la insegni vorresti pigliarla con le molle per non bruciarti, non la afferreresti a piene mani?”.

GIANCARLO PARIS 14 set 14:53