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di MIGUEL SABOLGAL RUEDA 29 ago 10:35

La lezione di Nadia

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Se pensiamo che nei 164 Comuni dell’Ats di Brescia (Valle Camonica esclusa), si registrano di media 7000 - 7500 casi di nuovi tumori maligni all’anno è evidente che si tratta di una realtà che riguarda tantissime persone

Esistono situazioni in cui dire la verità sembra un’impresa incredibilmente ardua. A volte ci vergogniamo, abbiamo paura, temiamo di offendere il nostro interlocutore o erroneamente di farlo soffrire. Altre volte mentiamo per evitare uno scontro o la fatica di essere autentici con noi stessi e di conseguenza con gli altri. Ma se quello che dovrebbe essere naturale, ovvero essere autentici, diventa un’impresa, allora è forse necessario porsi la domanda: bisogna essere dei “veri uomini” per attingere al potere del coraggio? Il coraggio non è correlato a una questione di genere, di età o di maturità, il coraggio è correlato direttamente all’intelligenza.

Sappiamo bene che Nadia Toffa era una donna coraggiosa e intelligente, perché, pur nel dolore della malattia, ha saputo restare in piedi e condividere con tutti un grande dolore e la difficile realtà della lotta contro il tumore. Nadia non si è fermata e ha avuto il coraggio di scrivere il libro “Fiorire d’inverno” trasformando un momento di difficoltà in un momento di rinascita e di crescita. Nadia, attraverso il proprio vivere quotidiano, ha avuto il coraggio di ricordare a tutti quanto sia importante sdoganare la “realtà della malattia” in una società sempre più tendente alla negazione di qualunque dimensione della vita che abbia a che fare con la verità.

Certo non tutti sono Nadia. Non tutti forse possono attingere alla stessa forza e allo stesso coraggio. Se è vero che ogni persona è portatrice di una propria storia, è altrettanto vero che chi si ammala, prima o poi, deve compiere il cammino di verità che la malattia pone. Se pensiamo che nei 164 Comuni dell’Ats di Brescia (Valle Camonica esclusa), si registrano di media 7000 - 7500 casi di nuovi tumori maligni all’anno è evidente che si tratta di una realtà che riguarda tantissime persone. Da un lato i malati, chiamati a ricostruire la propria esistenza pur con i limiti che la malattia pone. Dall’altro le persone che stanno accanto a chi è malato. È fondamentale che il cammino della verità non sia percorso in solitudine. Ci sono tempi, parole, stili di vicinanza e di presenza che, insieme alle fondamentali cure mediche, vanno attivati perché a tutti sia data la possibilità di trovare in sé il coraggio di non sentirsi perduti. Nadia l’ha fatto e l’ha raccontato. Una lezione di vita da cui prendere ispirazione. (*Psicologo clinico e ricercatore

Dipartimento di Oncologia Fondazione Poliambulanza)

MIGUEL SABOLGAL RUEDA 29 ago 10:35