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di ROSSELLA DE PERI 10 giu 2026 13:01

La realtà e la percezione della realtà

A volte si incontrano persone che sembra abbiano tutto dalla vita: un coniuge che le ama, nessun problema economico, figli integerrimi, un buon lavoro, una salute di ferro… Si mette loro in evidenza che si trovano in una buona situazione di vita e che, realisticamente, non avrebbero motivi per essere tristi, ma rimangono inconsolabili: permane in loro la tristezza, un senso di vuoto e continuano a piangere senza tregua. Fanno persino innervosire perché sembrano non apprezzare ciò di cui godono, sembrano ciechi. Non c’è modo di far cambiare loro idea. Poi, magari, si incontrano persone realisticamente svantaggiate (come, ad esempio, con un’importante disabilità), che obiettivamente avrebbero di che lamentarsi e, invece, irradiano solarità e si percepisce una gioia profonda nel portare avanti la loro vita. Allora si fa chiaro il concetto che non è la condizione in sé di una persona a determinare la gioia o la tristezza, ma la percezione, la lettura, l’interpretazione che la persona fa di questa condizione. Allora, dice bene il filosofo greco Epitteto: “Ciò che turba gli uomini non sono le cose, ma i giudizi che si formano sulle cose”.

E questi giudizi sono soggettivi: ogni persona ha la sua percezione e, in base a quella, reagisce, cioè si comporta di conseguenza. Il noto psichiatra Victor Frankl, ex internato nei lager, ha sottolineato in mille modi che chi è riuscito a sopravvivere in quelle condizioni è chi le ha vissute credendo ancora nel futuro: chi non credeva più in un futuro diverso, era perduto. Racconta di un prigioniero che, avendo sognato che la liberazione sarebbe avvenuta in una certa data, alla scadenza di tale data, senza che fosse giunta la liberazione, nel giro di pochi giorni morì di tifo petecchiale: la sua psiche aveva ceduto e, insieme ad essa, il suo corpo. In ultima analisi l’uomo determina se stesso, cioè decide come vivere la sua esistenza, determina in ogni momento la sua vita. Come scrive Carl Gustav Jung: “Non sono quello che mi è successo, ma sono quello che ho scelto di essere”. Dobbiamo credere in questa nostra libertà di auto-determinarci: ogni giorno siamo di fronte a scelte, a bivi, costantemente. La libertà impone, quindi, responsabilità; senza responsabilità le derive della libertà possono essere molto pericolose, per sé e per gli altri. Citando ancora Frankl: “Vivere, in ultima analisi, non significa altro che vivere la responsabilità di rispondere esattamente ai problemi vitali, di adempiere i compiti che la vita pone a ogni singolo, di fronte all’esigenza dell’ora”.

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

ROSSELLA DE PERI 10 giu 2026 13:01