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Brescia
di CLAUDIO PAGANINI 25 mar 07:38

La scelta di Cesare Prandelli

Cesare Prandelli ha affidato a una lettera il suo addio alla Fiorentina e al mondo del calcio. Scrive: “Sono consapevole che la mia carriera di allenatore possa finire qui, ma non ho rimpianti e non voglio averne. Probabilmente questo mondo di cui ho fatto parte per tutta la mia vita non fa più per me io non mi ci riconosco più”. Per tutti arrivano i titoli di coda dopo una carriera intensa, dopo una vita vissuta intensamente, dopo tanti sogni condivisi con le persone care. Anche per i campioni del calcio. Molti di questi li ho accompagnati nel passaggio dall’essere osannati al diventare anonimi e dimenticati. Ciascuno ha una sua storia. C’è chi lascia perché il corpo non regge più il ritmo. C’è chi lascia perché il contratto è scaduto e non trova più una squadra che lo accolga. Ma Cesare Prandelli ci ha abituato a mettere in ogni scelta una grande motivazione umana, oserei dire spirituale. Il valore umano viene prima di ogni altra cosa, che si tratti di una rinuncia per amore alla famiglia (quando morì l’amata moglie Manuela) o di una rinuncia per non riuscire a completare un progetto (quando lasciò la Nazionale o la Roma) le regioni profonde del cuore dettano le scelte.

Scrive ancora Cesare nella lettera di addio: “È cresciuta dentro di me un’ombra che ha cambiato il mio modo di vedere le cose… mi trovo in un assurdo disagio che non mi permette di essere ciò che sono”. Traspare qui l’esigenza della felicità quale ingrediente indispensabile per raggiungere il successo nel mondo sportivo. Se ti diverti, se il calcio resta un gioco, allora puoi fare cose grandi. Una brocca vuota non può certo dissetare le persone. Continua Cesare: “Non vorrei che il mio disagio fosse percepito e condizionasse le prestazioni della squadra”. È proprio un grande, preferisce farsi da parte e non essere ostacolo per il successo di un gruppo. Ritengo sia esemplare questa scelta anche per tantissimi uomini di comando del nostro tempo. Non solo in ambito sportivo. Continua Prandelli: “È arrivato il momento di fermarmi per ritrovare chi veramente sono”. A questa domanda mi rispose Cesare vent’anni fa, ricordandomi come da chierichetti entrambi rubavamo il vino dalle ampolline della Messa. Io avevo rimosso il fatto. Lui no, e leggeva in questo un comportamento “bibbone” … da ragazzi ovvio, ma che andava ricordato e sanato per ridare pace al cuore. Grazie Cesare: se lo sport genera uomini come te, coerenti e disinteressati, c’è speranza grande per il nostro mondo.

CLAUDIO PAGANINI 25 mar 07:38