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Brescia
di LUCIANO ZANARDINI 29 apr 08:32

Lavorare bene non è scontato

La pandemia ha messo a dura prova la tenuta della nostra società. Improvvisamente ci siamo ritrovati in balia di qualcosa di più grande di noi. Abbiamo sperimentato la limitatezza dell’uomo, ma abbiamo anche saputo valorizzare chi, in una situazione così complicata, è riuscito lo stesso a dare il meglio e, in alcuni casi, anche a superare la fatica. Nella nostra mente scorrono ancora le immagini degli operatori sanitari che, allo stremo delle forze, hanno retto l’urto della prima ondata quando tutto il nostro sistema sanitario sembrava crollare, quando tutte le nostre certezze venivano ridotte in polvere. Sono le stesse persone che hanno accompagnato i nostri cari e li hanno preparati alla morte, custodendo nel cuore le ultime parole di chi lasciava la vita terrena, raccogliendo le lacrime dentro gli occhi per infondere coraggio anche quando tutto sembrava perduto. Sono le stesse persone che in questi mesi hanno sacrificato la loro vita privata, hanno sottratto tempo alla loro famiglia, per un bene più grande, per una famiglia, quella umana, più articolata. La scorsa settimana 133 bresciani sono stati riconosciuti per il loro impegno dalla Presidenza della Repubblica.

Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e la Presidenza del Consiglio dei ministri hanno voluto riconoscere così il grande cuore, la professionalità e lo spirito di abnegazione degli operatori sanitari della nostra provincia. Donne e uomini che a vario titolo hanno dato anima e corpo, giorno e notte, per salvare vite nella trincea del Covid-19.

Medici, infermieri ma anche rappresentanti delle istituzioni. Tra i riconoscimenti figurano anche i nomi di Maurizio Tira (Commendatore), rettore dell’Università degli Studi di Brescia, e del prof. Francesco Castelli (Ufficiale), del Dipartimento di malattie infettive agli Spedali Civili, e tra i cavalieri di Claudio Vito Sileo (direttore di Ats Brescia), Alessandro Triboldi (direttore generale della Poliambulanza) e Renzo Rozzini (primario del reparto di geriatria in Poliambulanza). Assegnare un riconoscimento significa dare un giusto premio non solo alla persona che l’ha ricevuto. Per intendersi, il direttore Triboldi è la punta dell’iceberg di un sistema che ha retto bene e ha visto in tutti i protagonisti (dal direttore sanitario agli infermieri passando per i cappellani e per tutto il personale ausiliario) la medesima dedizione. Lo stesso si può dire per l’Asst della Valcamonica dove su 1.300 dipendenti solo 31 sono stati nominati cavalieri. Appare evidente che il premio va esteso a tutti. Tra i destinatari, anche se non figurano nell’elenco, ci sono, come ha sottolineato l’Ordine dei medici e dei chirurghi e odontoiatrici di Brescia, ci sono anche i medici di medicina generale e del territorio, il personale sanitario impegnato nelle Rsa o negli ospedali periferici. Cavaliere o non cavaliere, nella quotidianità di queste persone poco o nulla cambierà. Avranno, però, una responsabilità in più, quella di testimoniare che fare bene il proprio lavoro è importante. Non solo per noi stessi, ma anche per gli altri, per chi lavora al nostro fianco, per l’apprendista che sta imparando le prime regole ma anche per chi accusa, negli ultimi anni della sua carriera, un po’ di stanchezza. Se mettiamo passione nelle nostre azioni, raccogliamo i frutti. E questo vale sul lavoro, ma anche nell’ambito del volontariato.

LUCIANO ZANARDINI 29 apr 08:32