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di ROSSELLA DE PERI 08 feb 12:41

Manicomi invisibili

Sono stati ormai chiusi da decenni i manicomi, ma esistono altri modi per imprigionare le persone, anche se non con una contenzione fisica. Esistono modi invisibili agli occhi, senza l’uso di porte chiuse a chiave e mura di mattoni

Sono stati ormai chiusi da decenni i manicomi, ma esistono altri modi per imprigionare le persone, anche se non con una contenzione fisica. Esistono modi invisibili agli occhi, senza l’uso di porte chiuse a chiave e mura di mattoni. Questo accade tutte le volte che ci si rapporta ad una persona in condizione di fragilità con pregiudizi, con facili categorizzazioni, stigmatizzandola. Allora si traccia un confine che delimita quella persona, che la circoscrive in un ambito di disparità. Allora la si rinchiude perché non le si riconosce la possibilità di essere diversa da ciò che pensiamo sia. E’ imprigionata e blindata dalle nostre idee preconcette che non lasciano scampo alla libertà di un cambiamento. E le nostre parole, i nostri atteggiamenti, i nostri comportamenti comunicheranno tutto questo, anche se noi non lo vogliamo. Anche noi, professionisti sanitari, possiamo essere artefici di questi manicomi invisibili se ci approcciamo al malato psichiatrico, all’alcolista, al tossicodipendente, a qualsiasi persona che ha bisogno della nostra professionalità, senza il dovuto rispetto, senza riconoscerne la dignità al di là dell’apparenza, di come si presenta, di come si approccia, di come reagisce, di cosa dice. La professionalità consiste non solo nel “somministrare” le nostre competenze tecniche, ma nel come viene gestita la relazione con quella persona. Se cioè non tralasciamo la nostra correttezza relazionale anche se in qualche modo quella persona ci provoca, ci esaspera, ci spazientisce, ci delude, ci scoraggia.

Occorre fare la fatica, a volte, di vedere la dignità umana sotto una facciata non dignitosa. Occorre evitare di abusare del nostro potere su quella persona perché ha bisogno di noi. Abusare di potere vuol dire anche permetterci di essere maleducati, di non scusarci se la facciamo aspettare tanto in sala d’attesa, essere troppo diretti o direttivi in maniera gratuita. Checché se ne pensi è molto facile abusare di potere quando lo si ha. Ci vuole molto equilibrio psicologico e maturità interiore. Ciascun professionista trovi i suoi modi per coltivare equilibrio e maturità, ma miri a questo, oltre al superare esami ed ottenere qualifiche. Come è una persona dipende anche da come noi siamo con lei. Scrive C. Singer: “La vita comincia nel punto in cui si frantumano le categorie. Ed è uno spazio di immensa libertà”, per gli altri e per se stessi, mi permetto di aggiungere.

ROSSELLA DE PERI 08 feb 12:41