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Brescia
di ADRIANO BIANCHI 15 nov 09:03

Mari, il racconto del bello del vivere

Ci sono dei laici, se volete più semplicemente, ci sono dei cristiani che vivono la loro vocazione dentro la Chiesa con una credibilità, umiltà e competenza che può diventare esemplare per tutti. La notizia della morte del professor Giuseppe Mari ci ha raggiunto mentre con il vescovo Pierantonio stiamo intraprendendo il viaggio in visita ai sacerdoti fidei donum bresciani in Brasile

Ci sono dei laici, se volete più semplicemente, ci sono dei cristiani che vivono la loro vocazione dentro la Chiesa con una credibilità, umiltà e competenza che può diventare esemplare per tutti. La notizia della morte del professor Giuseppe Mari ci ha raggiunto mentre con il vescovo Pierantonio stiamo intraprendendo il viaggio in visita ai sacerdoti fidei donum bresciani in Brasile. Sorpresa, cordoglio, preghiera. Una vita spezzata improvvisamente. Una famiglia che perde un marito e un padre.

Tristezza, incredulità, gratitudine. Brescia perde una figura di rilievo nel campo accademico, culturale ed ecclesiale di raro spessore. Beppe Mari è stato per molti di noi un amico fin dagli anni dell’obiezione di coscienza e del servizio civile alla fine degli anni 80. Per tanti è stato il professore, il collega, l’esperto di temi familiari che abbiamo incontrato in tanti convegni, occasioni, semplici adunanze parrocchiali. Nel suo tratto c’è una esemplarità che la sua morte amplifica in modo ancora più evidente. Ne è parte la sua sensibilità umana da quella vissuta nell’intimità delle relazioni familiari e amicali a quella più pubblica spesa in tanti legami stretti negli anni e di cui sempre ha avuto cura.

C’è poi una sensibilità spirituale che tanto più è stata personale e profonda, quanto più ha sostanziato e nutrito una passione ecclesiale di cui la nostra diocesi, e non solo, ha goduto per anni. Con la sua esistenza ci ha raccontato oggi “il modo bello di vivere” un laicato maturo, consapevole e scevro da ogni tentazione di clericalismo che ben si colloca nella tradizione del laicato cattolico bresciano. Anche se ancora troppo forte è l’emozione per la sua prematura partenza, non fatichiamo a dire che Beppe Mari è una provocazione per come vivere da cristiani impegnati dentro la comunità cristiana.

Troppi i laici che si credono più preti dei preti. Troppi quelli che per veder riconosciuto un ruolo o un’autorità scelgono la strada della contrapposizione sistematica con la gerarchia e il magistero quasi per affermare libertà e legittimità di pensiero e di stile nel cammino ecclesiale.  Troppi quelli che semplicemente si accodano alla strada intrapresa dalla teologia o dalla pastorale senza la fatica della ricerca, di un’analisi critica, di un pensiero argomentato e competente. Beppe Mari era un laico dalla schiena dritta. In ascolto obbediente dei pastori, ma di un rigore assoluto. Ligio nell’argomentare, mai banale.  Affrontava con la stessa attenzione e preparazione la pubblicazione scientifica, l’incontro con i genitori in parrocchia, l’intervento al consiglio pastorale diocesano e l’opinione sul settimanale diocesano. È stato un cristiano conciliare. Esperto delle “cose temporali”, ricco di fede, generoso nel servizio, appassionato della vita della Chiesa. Grazie a Dio nella nostra diocesi non pochi sono i laici come lui, ma Beppe ci mancherà. Come ci mancheranno il suo stile e la dedizione che lo ha caratterizzato fino all’ultimo giorno. La sua ultima serata l’ha spesa a Manerbio a incontrare i genitori in parrocchia.  Poi il Signore l’ha chiamato. Che dire? Grazie Beppe, prega per noi, per Brescia e la sua Chiesa tu che godi ora della bellezza del volto del Risorto.

ADRIANO BIANCHI 15 nov 09:03