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di GIUSEPPE UNGARI 23 nov 09:03

Migranti: la sfida della relazione

La presentazione del 29° Rapporto Immigrazione, redatto da Fondazione Migrantes e Caritas italiana, ha offerto la possibilità di osservare il fenomeno migratorio attraverso la lente oggettiva dei dati, aiutando la discussione sempre calda sul tema degli stranieri. La complessità dei numeri ci dice di un mondo in movimento: 272 milioni di persone vivono in un Paese diverso da quello di origine, sospinte da ragioni di lavoro (164 milioni), da volontà di ricongiungimento familiare e, per la minor parte (80 milioni), da situazioni che le rendono “migranti forzati”, cioè obbligati allo spostamento da persecuzioni, guerre, politiche di stampo etnico o razziale, calamità naturali, disastri chimici o nucleari e carestie. L’analisi a livello europeo riferisce di una popolazione straniera composta da 82 milioni di cittadini nati per la maggior parte nel Continente più vecchio del mondo, ringiovanendolo. Lo stesso vale per l’Italia dove l’incidenza della popolazione scolastica straniera è del 10% sul numero degli studenti. Così, se sono leggermente in aumento gli stranieri nati in provincia di Brescia (2336 nel 2019, di cui 545 nel solo Comune capoluogo, contro i 2393 nel 2018) sono diminuite le acquisizioni di cittadinanza (6740 nel 2019, 7437 nel 2018). Corre poi l’obbligo di ricordare l’appartenenza religiosa degli stranieri in Italia con il 54% di cristiani. Quella che potrebbe essere una fredda fotografia statistica è, in realtà, elemento imprescindibile per guidarci, volendo usare le parole del Papa in occasione della Giornata mondiale del Migrante, a conoscere per comprendere. E, per le comunità, la conoscenza non può essere solo un’analisi sociologica, né la comprensione un mero esercizio di erudizione. Si tratta di fondare la conoscenza sempre più sulla relazione tra persone e di approfondire la comprensione attraverso la condivisione. Extracomunitari, stranieri, nuovi cittadini, italiani di seconda generazione, migranti ma sempre più fratelli e sorelle con i quali condividere un cammino, un’esperienza di fede, un impegno comune nella vita comunitaria, parrocchiale, ecclesiale con un loro maggior coinvolgimento e protagonismo. Non più “noi” e “loro”, tantomeno tra i muri delle parrocchie e degli oratori. Le analisi statistiche sono interessanti ma, a livello pastorale, ci dicono qualcosa in più: ci dicono che è ora, ci dicono che possiamo farlo, ci dicono che… abbiamo i numeri per provarci!

GIUSEPPE UNGARI 23 nov 09:03