lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
di ROSSELLA DE PERI 20 feb 12:35

Nelle scelte siamo soli

"C’è chi vorrebbe morire e chi no, il familiare che vorrebbe “far morire” il suo caro e quello che invece vuole godere della sua presenza in qualsiasi condizione. E allora? Allora si taccia"

Ogni tanto esplode il caso mediatico relativo all’eutanasia, al suicidio assistito o a temi simili. Complici anche le immancabili strumentalizzazioni della politica, le polemica genera una valanga di pareri in merito. E chi so cimenta in questa contrapposizione dialettica lo fa senza cognizione di causa, perché raramente è una persona che non ha avuto (fortunatamente per lei) esperienza diretta o indiretta in proposito. Magari non ha neanche mai visto con i propri occhi una persona in stato vegetativo o non ha mai parlato con un suo familiare. Quando in questione c’è una scelta che implica l’etica e la morale, tutti si sentono autorizzati ad esprimere commenti, a dire ciò che è giusto o non è giusto fare. Non solo, a volte, si ergono su un pulpito e predicano ciò che qualcun altro dovrebbe fare. Chiunque non abbia una tale esperienza, come diretto interessato o come familiare, dovrebbe astenersi dal commentare (che poi è un giudicare) le scelte che qualcun altro fa sulla sua pelle, pagando di persona, sudando sangue prima di decidere. Certe situazioni di vita vanno vissute per poterle capire.

Ed anche fra i diretti interessati le posizioni sono diverse. C’è chi vorrebbe morire e chi no, il familiare che vorrebbe “far morire” il suo caro e quello che invece vuole godere della sua presenza in qualsiasi condizione. E allora? Allora si taccia. Queste scelte esigono il silenzio. Il silenzio e l’ascolto. L’ascolto che si concretizza in una presenza non giudicante, vicino al malato o al suo familiare. Un esserci concreto davanti a quel corpo martoriato o a quegli occhi che curano. Il resto sono solo parole. E parole sterili, che esasperano solo le posizioni e che non hanno alcun potere di convincimento in chi è toccato personalmente dall’esperienza. Perché la scelta sarà comunque solo sua, con tutto il peso di una simile responsabilità. Nelle scelte siamo sempre soli. I principi morali ed i valori è giusto che esistano: servono a farci riflettere e ad orientarci nelle scelte, ma non devono diventare il grimaldello contro persone che sono già sufficientemente affossate dal dolore.

ROSSELLA DE PERI 20 feb 12:35