Pace, unità e memoria
Pace, unità, memoria. Gennaio si è aperto con il messaggio del Papa per la pace. Un riferimento atteso, illuminante, che affronta negli anni una delle vaste implicazioni di questa sfida antica e sempre nuova per la famiglia umana. La centralità della pace è anche contenuta nell’Obiettivo di sviluppo sostenibile numero 16, un traguardo che l’Onu si è posto per il 2030, ma ben lontano dalla sua realizzazione. Si declina in alcuni target: ridurre ovunque e in maniera significativa tutte le forme di violenza e proteggere le libertà fondamentali; promuovere e applicare leggi non discriminatorie e politiche di sviluppo sostenibile.
Pare che le Nazioni Unite vogliano concentrare gli sforzi dopo il 2030 proprio su questo obiettivo per le sue vaste implicazioni. È evidente tuttavia come sia necessaria un’azione su più fronti. Ecco il secondo appuntamento di gennaio: la settimana dedicata alla preghiera per l’unità dei cristiani. Lo scandalo delle divisioni dei credenti in Cristo ha segnato drammaticamente la storia europea da secoli. Oltre alle vittime (ancora oggi la guerra in Europa si consuma tra cristiani) e alle distruzioni, le divisioni hanno appannato il messaggio della testimonianza evangelica. Se anche solo i cristiani seguissero l’insegnamento per una pace disarmata, darebbero una testimonianza che segna simbolicamente una svolta in una società secolarizzata, che ha perso quasi completamente persino le ragioni delle divisioni confessionali. La memoria è il terzo appuntamento del mese di gennaio. Il 27 si celebra l’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, simbolo di una delle maggiori tragedie dell’umanità.
La memoria, che si radica indissolubilmente nella conoscenza dei fatti storici, sempre più fievole, è condizione per ragionare sui sintomi e non solo sulla patologia. I segni, che preparano le persecuzioni e le guerre, si manifestano gradualmente, sottotono, coinvolgendo dapprima poche persone, ma poi esplodono come evoluzione di quanto i più hanno sottovalutato. Il Pontefice richiama su questo punto l’importanza della comunicazione e dei programmi educativi, leggendoli criticamente in quanto diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza. Un richiamo quanto mai opportuno, visti gli sconvolgenti attacchi all’autonomia universitaria in alcuni Paesi del mondo. Chiuderei, però, con una nota di speranza. L’Università di Brescia e l’Università di Pisa hanno attivato da qualche anno una laurea magistrale in Scienze per la pace: trasformazione dei conflitti e cooperazione allo sviluppo. Un piccolo segno che si aggiunge al dottorato nazionale in “Peace Studies”, pure creato con il contributo attivo dell’Università bresciana.