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Brescia
di GIACOMO CANOBBIO 05 ott 14:09

Perché è ancora importante leggere

Il grande successo che sta ottenendo l’edizione 2018 di Librixia rende attuale una domanda: la lettura è ancora una opportunità per formarsi? La domanda potrebbe apparire impertinente, poiché dall’invenzione della scrittura fino a oggi la scrittura e la lettura sono state le vie della comunicazione e della formazione. Ma ciò che per noi appare ovvio agli inizi ha conosciuto qualche resistenza

Il grande successo che sta ottenendo l’edizione 2018 di Librixia rende attuale una domanda: la lettura è ancora una opportunità per formarsi? La domanda potrebbe apparire impertinente, poiché dall’invenzione della scrittura fino a oggi la scrittura e la lettura sono state le vie della comunicazione e della formazione. Ma ciò che per noi appare ovvio agli inizi ha conosciuto qualche resistenza. Nel Fedro Socrate narra una storia da lui stesso appresa, che racconta la reazione del re egiziano Thamus di fronte al dio Theuth che gli presenta l’invenzione della scrittura come farmaco della memoria e della sapienza e quindi in grado di rendere gli egiziani più sapienti e più capaci di ricordare.

A distanza di millenni si può dire che la scrittura e corrispettivamente la lettura hanno permesso e permettono anche di imparare quel che il Socrate di Platone pensava e quindi quanto appariva come una perdita si è rivelato un guadagno: la scrittura ha permesso di fissare ciò che si sarebbe perso nella comunicazione orale. Per questo anche le tradizioni religiose hanno avvertito il bisogno di comporre libri sacri: lasciare alla trasmissione orale i contenuti rituali e dottrinali delle religioni avrebbe fatto smarrire le origini stesse delle religioni. La scrittura, pur aperta all’interpretazione, riduce la creatività delle opinioni, ma custodisce il patrimonio che ha dato origine a una cultura, tradizione, religione. In tal senso costituisce antidoto alla deriva delle opinioni, che in nome del pluralismo creano frammentazione. La scrittura, rispettivamente alla lettura, crea un tessuto di comunicazione non labile: la parola scritta rimane e costruisce ponti. Perché si legge sempre meno? Qualcuno attribuisce il fenomeno all’aumentato uso di internet, dove si possono trovare gratuitamente informazioni, testi, indicazioni, perfino lezioni già confezionate. Il problema non è però questo: chi consulta in internet i testi che hanno modellato il pensiero denota una curiosità intellettuale di alto profilo. La questione è piuttosto la diminuzione di detta curiosità, l’appannarsi degli interessi culturali, la fuga dal pensiero elaborato. Perché? Almeno due sono le possibili risposte: l’influsso degli stili di comunicazione tipici del nostro contesto sociale; la scarsa abitudine alla riflessione pacata. Per quanto attiene al primo, si possono considerare alcuni aspetti senza la pretesa di includerli tutti. Si parla di cultura iconica: l’immagine prende il sopravvento sulla parola. Basti un riferimento alle lezioni in molti ambiti del sapere: se si vogliono comunicare contenuti, il modo che appare più semplice è PowerPoint, strumento utile in alcune circostanze, ma rischioso. Collegata con gli stili frettolosi di comunicazione sta la scarsa abitudine alla riflessione pacata: pensare sta diventando faticoso anche perché i processi del pensiero sono in genere lunghi e nel tempo della tecnica tutto deve essere risolto in fretta. Dobbiamo, dunque, diventare tutti intellettuali? No, certo, ma intelligenti sì, persone che pensano, si interrogano, ricercano per uscire dallo stato di minorità. L’espressione riprende l’avvio dell’opuscolo di Kant “Risposta alla domanda: che cosa è l’Illuminismo”? La consapevolezza, a volte vestita di saccenza, di molte persone di essere ormai adulte e di non aver bisogno di imparare provoca ogni spirito critico, che voglia stare nel proprio tempo con critica vigilanza, perché si è stati e si sta alla scuola dei grandi spiriti del passato e di oggi, frequentando con tranquillità e pazienza quanto essi ci fanno conoscere della vita. E questo è possibile grazie alla lettura.

GIACOMO CANOBBIO 05 ott 14:09