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di MARIAGRAZIA ARDISSONE 25 mar 2026 16:31

Quale cooperazione?

Ho ripreso in mano nei giorni scorsi, con una certa curiosità, quanto il World Economic Forum, tenutosi a Davos nel gennaio di quest’anno, meno di tre mesi fa, diceva in relazione al tema della cooperazione globale. Da allora a oggi, tanto sta avvenendo sulla scena politica internazionale e le tensioni geopolitiche all’ordine del giorno dicono di uno scenario internazionale in mutazione, figlio degli accadimenti che tutti noi conosciamo. Il barometro della cooperazione globale 2026 presentato a Davos, giunto alla sua terza edizione, misura la cooperazione stessa sulla base di 41 items, declinati nei cinque pilastri fondamentali: commercio e capitali, innovazione e tecnologia, clima e capitale naturale, salute e benessere, pace e sicurezza. A fronte di un invariato livello di cooperazione negli anni, per contro, il rapporto rileva che sta cambiando il mix, la composizione degli elementi che contribuiscono a creare cooperazione. In linea generale, si rileva che a vie multilaterali di cooperazione in riduzione stanno subentrando accordi di collaborazione spesso nella stessa regione o tra regioni diverse o tra imprese e la cooperazione globale si sta riformulando nel suo assetto.

Analizzando i diversi pilastri lungo cui si articola l’assetto della cooperazione, si riscontra che quella in materia di commercio e capitali è rimasta in linea sopra i valori del 2019, con un aumento del volume delle merci e flussi che si orientano verso partner più allineati. Per contro, paiono in crescita la cooperazione in ambito di innovazione e tecnologia, con segnalazione anche di casi di cooperazione sull’AI, e pure in aumento è la cooperazione in relazione al clima e alla natura, sebbene appaia chiaro che il livello necessario sia ancora lontano dagli obiettivi globali. La cooperazione in materia di salute e benessere rimane stazionaria, con risultati stabili, sebbene i paesi a medio e basso reddito siano colpiti da una riduzione degli aiuti e sostegni. In diminuzione continua, con tutti gli indicatori mondiali tornati al di sotto dei livelli pre Covid-19, la cooperazione in materia di pace e sicurezza. A fronte di conflitti maggiori e più alte spese militari, tuttavia, emergono comunque meccanismi regionali di mantenimento della pace. Delle evidenze indicate mi interroga molto la consapevolezza di quest’ultima, già fragile prima delle vicende geopolitiche recenti. Gli artefici della cooperazione siamo sempre noi: Stato, persone e mercato. Il prossimo report, tra un anno, dirà della nostra capacità di azione civile. Quale partita vogliamo giocare?

MARIAGRAZIA ARDISSONE 25 mar 2026 16:31