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Brescia
di CLAUDIO PAGANINI 08 nov 09:35

Quel pallone scagliato nel cielo

Ancora insulti razzisti nel calcio: Verona contro Brescia, Balotelli contro la curva avversaria, un pallone contro il cielo

È l’immagine apparsa più volte sui giornali e nelle televisioni negli ultimi giorni. Durante la partita di calcio tra Verona e Brescia Mario Balotelli si ferma, prende la palla con le mani e la calcia forte nel cielo. Poi, dopo aver toccato il cielo, la palla ricade sulla curva dei tifosi veronesi che stanno insultando e deridendo Balotelli perché ha la pelle nera.

Da quella scena è scaturito un putiferio mediatico e sportivo. Gara sospesa per quattro minuti. L’arbitro perdona. I tifosi del Verona, stizziti, negano d’averlo insultato. Altri rincarano la dose contro Balotelli, reo di far parlare troppo delle sue “ragazzate”. I commentatori poi si dividono e si scatenano per interpretare l’accaduto: è stato un deplorevole gesto razzista? Oppure no? Chi deve intervenire? Cosa puo essere fatto per prevenire il razzismo nello sport? Nonostante la buona volontà, dichiarata da tutti, di rendere migliore il mondo sportivo, mi pare non sia proprio sufficiente limitarsi a raccontare le ambiguità tra chi non sopporta i neri (e quindi, volendo giustificarlo, ha minimizzato i fatti allo stadio) e chi ama la purezza dell’idea (combattere il razzismo a tutti i costi).

Mi pare molto più saggio tenere saldi alcuni punti fermi. Primo. Lo sport rappresenta in se stesso un valore insostituibile. Non è lui il responsabile delle violenze o delle inciviltà che spesso si registrano. Tutt’altro: lo sport possiede tutte le risposte per un corretto vissuto sociale. Nello sport, l’inclusione è un elemento che porta al successo. Gli avversari non sono dei nemici e il colore della pelle non disturba nessuno. Il razzismo è un concetto che non esiste tra giocatori. Secondo. I luoghi dello sport si manifestano spesso come “terra di nessuno”. Chi gioca nel campo da gara conosce e applica le regole; se sgarra viene punito. Ma chi è spettatore sovente si abbandona a comportamenti che mai si permetterebbe in altri luoghi. E nessuno lo controlla o gli insegna un galateo. Chi potrebbe proporre un corso che abiliti a essere tifosi doc, capaci anzitutto di rispettare ogni persona?

Terzo. Un pallone nel cielo. Il gesto del nostro Super-Mario che ha calciato la palla nel cielo (prima ancora che in tribuna a Verona) ci suggerisce il bisogno di “cielo” per un mondo sportivo che sembra non avere più punti di riferimento valoriali. Ho sentito con le mie orecchie Mario Balotelli esclamare: “Basta… sono stufo… non ce la faccio più a essere sempre insultato!” Come dargli torto? Ogni suo piccolo comportamento finisce sulle pagine dei giornali. Non certamente per esaltarne le qualità ma per evidenziare di volta in volta la bravata, il gesto estremo, la goliardia…Tutti sanno che un personaggio pubblico deve pagare anche questo prezzo: la notorietà ti toglie la vita personale. Già, è vero! Ma Mario mi ha anche confidato: “Non c’è mai nessuno che mi difende!”. È la solitudine dei numeri primi.

E la palla ancora sale in cielo. E bussa a quella porta. Nel cielo abitano gli dèi. Non c’è neppure un “dio” che voglia difendere la pelle “diversamente bianca” di Mario? Gli dèi sussurrano: “Puoi giocare con noi, Mario, qui puoi divertirti. Ma non pretendere che laggiù, nel mondo degli uomini, qualcuno voglia mettere ordine. Il pubblico pagante ama qualcuno da deridere… Soltanto chi ha testa e cuore potrà giocare con noi la partita del riscatto sociale e sportivo“. Mentre la palla volteggia nel cielo, guardo e vorrei che rimanesse là ancora un po’. Mi ricorda troppo i grandi ideali da conquistare. Se scende… ricominceranno le polemiche e i “buuu” a Mario.

CLAUDIO PAGANINI 08 nov 09:35